PIANTA MELLIFERA PRIMARIA o MONOFLORALE...| Echinacea angustifolia DC. è una specie visitata da api e altri insetti pronubi per il nettare e il polline, ma non è considerata una pianta mellifera primaria capace di produrre stabilmente un miele monoflora riconosciuto nel commercio apistico internazionale. La produzione nettarifera risulta generalmente limitata e variabile in funzione del clima, della disponibilità idrica e della densità delle coltivazioni.
In aree di coltivazione estensiva le api possono comunque raccogliere nettare da Echinacea angustifolia contribuendo a mieli multiflora con componente aromatica erbacea. In questi casi il miele presenta normalmente colore ambrato chiaro o medio, profumo floreale tenue con leggere note erbacee, resinose e talvolta aromatico-speziate, sapore moderatamente dolce con lieve persistenza vegetale e consistenza mediamente fluida con cristallizzazione variabile.
Dal punto di vista melissopalinologico il polline di Echinacea può essere identificato nei mieli multiflorali nordamericani, ma non esistono standard consolidati né denominazioni ufficiali diffuse per un miele monoflora di Echinacea angustifolia. Anche nella letteratura apistica specialistica la specie viene generalmente considerata una risorsa mellifera secondaria o complementare più importante per il supporto agli impollinatori che per la produzione commerciale di miele uniflorale.
Le infiorescenze attirano numerosi insetti utili e sono apprezzate negli impianti agroecologici e nei giardini per il valore ecologico e ornamentale oltre che fitoterapico. |
USO ALIMENTARE...| L’uso culinario di Echinacea angustifolia DC. è limitato e secondario rispetto all’impiego fitoterapico. La specie non appartiene alle principali piante alimentari tradizionali e viene utilizzata soprattutto come ingrediente aromatico o funzionale in preparazioni erboristiche.
Le radici sono la parte più frequentemente impiegata anche in ambito alimentare tradizionale. Presentano sapore inizialmente terroso e leggermente amaro, seguito da una caratteristica sensazione pungente, salivante e lievemente anestetica dovuta agli alchilammidi. In alcune tradizioni nordamericane le radici fresche venivano masticate direttamente oppure utilizzate in piccole quantità in decotti e bevande vegetali.
Le parti aeree giovani possono essere aggiunte occasionalmente a tisane o miscele erbacee amare, ma non costituiscono un ortaggio di consumo comune. I fiori essiccati vengono talvolta impiegati in infusi aromatici insieme ad altre piante come menta, melissa o monarda, soprattutto in preparazioni funzionali destinate alla stagione fredda.
Nella moderna erboristeria alimentare la pianta compare principalmente in tè, bevande botaniche, estratti idroalcolici diluiti, sciroppi e preparazioni nutraceutiche piuttosto che in ricette gastronomiche vere e proprie. Il gusto intenso e la presenza di composti bioattivi ne limitano normalmente le quantità utilizzate.
Non esiste una tradizione consolidata di utilizzo culinario estensivo comparabile a quella di spezie, erbe aromatiche o piante alimentari comuni. L’impiego alimentare resta quindi marginale, funzionale e strettamente collegato alla tradizione erboristica nordamericana. |
Vedi anche Ricette con erbe officinali e
Ricette vegetariane
APPROFONDIMENTO SU PIANTE ADATTOGENE ED IMMUNOSTIMOLANTI...
| PIANTE ADATTOGENE ED IMMUNOSTIMOLANTI
Presso tutte le culture e nelle medicine tradizionali di ogni angolo del globo troviamo delle piante adattogene, cioè delle specie vegetali in grado di aumentare la resistenza dell'organismo a stress endogeni ed esogeni, migliorando la performance fisica e mentale, in risposta a stimoli di natura fisica, chimica e biologica.
Il termine adattogeno viene infatti dal vocabolo latino adaptare e da quello greco genes (prodotto da) e fu coniato nel 1947 dallo scienziato russo N.V. Lazarev; nel 1969 Brekhman e Dardymov stabilirono dei criteri specifici affinché una droga vegetale possa definirsi adattogena.
L'effetto di queste piante si affianca alla risposta fisiologica che già di per sé l'organismo mette in opera quando soggetto ad uno stimolo che ne turbi l'equilibrio biologico, al fine di ristabilire prontamente l'omeostasi; tali risposte sono di carattere prevalentemente ormonale, cioè con effetti transitori, ma esistono anche vere e proprie modificazioni funzionali o morfologiche che si generano nelle persone sottoposte frequentemente a stress (per es. negli atleti sottoposti a molte ore di allenamento quotidiano) o che si sono evolute in alcune etnie nel corso di milioni di anni in risposta all'ambiente (per es.: la variazione del colore della pelle in funzione dell'esposizione ai raggi solari o le maggiori dimensioni della gabbia toracica delle popolazioni andine, costrette a vivere sopra i 4000 mt, dove l'ossigeno scarseggia).
Le piante adattogene non corrispondono a nessuna categoria della farmacologia classica e meno ancora hanno corrispettivi nei farmaci di sintesi: nella maggior parte dei casi, infatti, esse sono aspecifiche, agendo su differenti organi o tessuti bersaglio e provocando, nell'insieme, una risposta adattogena; ciò è dovuto al fatto che il fitocomplesso spesso si compone di principi attivi di svariata natura chimica, che sono però sinergici. Il meccanismo d'azione delle droghe
adattogene è generalmente assai complicato e non sempre ancor ben compreso.
Molte droghe adattogene hanno anche azione antimicrobica ed immunostimolante, in tal modo
contribuendo a migliorare le difese dell'organismo contro agenti eziologici esterni; altre hanno dimostrato di avere interessanti e promettenti effetti antitumorali, su cui la ricerca sta ora indagando.
Altre ancora hanno azione prevalentemente nootropa (dal Greco noos=mente, e tropein=sorvegliare), cioè migliorano la performance mentale e l'umore; alla classe delle droghe nootrope
appartengono tutte le piante contenenti metilxantine (caffeina e derivati), che sono più propriamente degli stimolanti e che saranno oggetto di una scheda a parte.
Infine sono state incluse in questa scheda delle piante meramente immunostimolanti dato che,
funzionalmente, sono simili a quelle adattogene, ovvero servono ad aiutare l'organismo a sviluppare una linea difensiva contro gli attacchi esterni.
Proprio per la loro caratteristica di migliorare le risposte dell'organismo, l'utilizzo di droghe adattogene non è necessariamente circoscritto a stati patologici, ma rientra piuttosto nel campo del benessere e della prevenzione (alcune risultano per esempio assai utili per aiutare a prevenire, durante la stagione invernale, le malattie da raffreddamento). Naturalmente sono anche molto utili negli stati di convalescenza ed in generale di astenia.
[Tratto da EPO S.r.l. ISTITUTO FARMOCHIMICO FITOTERAPICO http://www.eposrl.com/eposrl/] |
NOTE VARIE E STORICHE...| Echinacea angustifolia DC. è una delle specie di Echinacea storicamente più importanti nella medicina tradizionale delle popolazioni native del Nord America, in particolare delle tribù delle Grandi Pianure come Lakota, Cheyenne e Kiowa, che la utilizzavano per numerosi disturbi e soprattutto per morsi di serpente, infezioni, ferite e dolori.
Il nome Echinacea deriva dal greco “echinos”, cioè riccio o porcospino, in riferimento al disco centrale spinoso dell’infiorescenza che ricorda un riccio marino.
Nel XIX secolo la pianta divenne una delle droghe vegetali più popolari della scuola medica eclettica statunitense, una corrente fitoterapica che combinava conoscenze botaniche indigene e medicina occidentale.
Alla fine dell’Ottocento Echinacea angustifolia fu commercializzata negli Stati Uniti come “Meyer’s Blood Purifier”, uno dei primi preparati erboristici di grande diffusione nazionale basati sulla specie.
Per molti decenni Echinacea angustifolia fu considerata la specie medicinalmente più pregiata del genere, prima della diffusione commerciale di Echinacea purpurea più facile da coltivare su larga scala.
Le radici fresche provocano una tipica sensazione di formicolio, salivazione intensa e lieve anestesia orale dovuta agli alchilammidi, caratteristica spesso utilizzata per valutare empiricamente la qualità della droga vegetale.
Durante il XX secolo la specie acquisì particolare notorietà in Germania, dove vennero sviluppati numerosi preparati fitoterapici e studi farmacologici moderni sull’attività immunomodulante.
Echinacea angustifolia è una pianta adattata agli ambienti aridi delle praterie nordamericane e possiede una lunga radice fittonante che le consente di sopravvivere a periodi di siccità anche prolungati.
La raccolta intensiva delle radici selvatiche per il mercato erboristico causò in alcune aree una forte riduzione delle popolazioni spontanee, favorendo successivamente programmi di coltivazione controllata e conservazione.
Le infiorescenze sono molto attrattive per api, farfalle e altri impollinatori, motivo per cui la specie è oggi apprezzata anche in giardini naturalistici e progetti di biodiversità ecologica. |
Ricerche di articoli scientifici su Echinacea angustifolia DC.
Bibliografia relativa a principi attivi| World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 1, 1999European Medicines Agency, Assessment Report on Echinacea angustifolia DC. radix, 2015Norman R. Farnsworth, Echinacea: Biological Activities and Phytochemistry, 2005Rudolf Bauer, Chemistry, Analysis and Immunological Investigations of Echinacea Phytopharmaceuticals, 1999Kerry Bone, Simon Mills, Principles and Practice of Phytotherapy Modern Herbal Medicine, 2013Varro Eugene Tyler, Herbs of Choice The Therapeutic Use of Phytomedicinals, 1994Steven Foster, James A. Duke, A Field Guide to Medicinal Plants and Herbs, 2000R. Bauer, H. Wagner, Echinacea Species as Potential Immunostimulatory Drugs, 1991Ulrich Matthias Hamburger, Rudolf Bauer, Alkamides from Echinacea angustifolia and Their Biological Activity, 1998NCCIH National Center for Complementary and Integrative Health, Echinacea Use and Safety Review, 2020 |
Bibliografia relativa a proprietà e indicazioni| European Medicines Agency, Assessment Report on Echinacea angustifolia DC. radix, 2015World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Volume 1, 1999Rudolf Bauer, Chemistry Analysis and Immunological Investigations of Echinacea Phytopharmaceuticals, 1999R. Bauer, H. Wagner, Echinacea Species as Potential Immunostimulatory Drugs, 1991Edward Mills, Echinacea for Prevention and Treatment of the Common Cold A Systematic Review and Meta-analysis, 2005Kerry Bone, Simon Mills, Principles and Practice of Phytotherapy Modern Herbal Medicine, 2013American Botanical Council, The Complete German Commission E Monographs Therapeutic Guide to Herbal Medicines, 1998National Center for Complementary and Integrative Health, Echinacea Review, 2020Steven Foster, James A. Duke, A Field Guide to Medicinal Plants and Herbs, 2000Melchart Dieter, Echinacea for Preventing and Treating the Common Cold, Cochrane Database of Systematic Reviews, 2014 |
Bibliografia relativa a estratti e integratori| Barnes, J., et al. (2005). "Echinacea species: Review of pharmacology and clinical properties". *Journal of Pharmacy and Pharmacology*. Hudson, J., et al. (2005). "Echinacea and antiviral immunity". *Journal of Clinical Virology*. Schapowal, A., et al. (2015). "Echinacea meta-analysis for respiratory infections". *Advances in Therapy*. Cech, N. B., et al. (2010). "Antibacterial activity of Echinacea root extracts". *Planta Medica*. Melchart, D., et al. (1998). "Immunomodulation with Echinacea in prevention of colds". *Phytomedicine*. |
Bibliografia relativa a tisane e composizioni| Schapowal, A. (2015). *Advances in Therapy* – Meta-analisi su echinacea e infezioni respiratorie. Tiralongo, E. (2016). *Nutrients* – Sambuco e attività antivirale. Thygesen, L. (2007). *Phytomedicine* – Echinacea e COX-2. |
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