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rev. 27-01-2020

TABEBUIA
Tabebuia impetiginosa (Mart. Ex DC.) Standl

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CLASSIFICAZIONE

Dominio: Eukaryota (Con cellule dotate di nucleo)
Regno: Plantae
Sottoregno: Tracheobionta (Piante vascolari)
Superdivisione: Spermatophyta (Piante con semi)
Divisione: Angiospermae o Magnoliophyta (Piante con fiori)
Classe: Magnoliopsida (Dicotiledoni)
Sottoclasse: Asteridae
Ordine: Lamiales
Famiglia: Bignoniaceae
Tribù: Tecomeae

NOMI POPOLARI E INTERNAZIONALI
Lapacho colorado, Purple Lapacho, Pau d’Arco, Tecoma curialis, Taheebo-tree, Pink Ipê, Lapacho morado, lpê Roxo

SINONIMI DEL NOME BOTANICO
Tabebuia avellanedae Lorenz ex Griseb

HABITAT
Spontaneo nelle foreste dell'America Centrale e Meridionale

DESCRIZIONE BOTANICA
ALBERO

COLORI OSSERVATI NEL FIORE
________ FUCHSIA
________ FUCHSIA-CHIARO
________ FUCHSIA-SCURO


DROGA UTILIZZATA
CORTECCIA TAGLIO TISANA

PRINCIPI ATTIVI
Chinoni (lapacholo)

SAPORE
LEGNOSO

INTERAZIONI O INCOMPATIBILITÀ
FARMACI ANTICOAGULANTI
VITAMINA K3 [MENADIONE]

ORGANI INTERESSATI DALL'AZIONE FITOTERAPICA
BOCCA
CAVO ORO-FARINGEO
MUCOSA ORALE E LINGUA
MUCOSE
MUCOSE NASALI
ORGANI E-O TESSUTI DI VARI DISTRETTI CORPOREI
PROSTATA
SISTEMA IMMUNITARIO
SISTEMA NERVOSO CENTRALE
TESSUTO CUTANEO
TUTTO IL CORPO
VAGINA
VESCICA URINARIA
VIE AEREE SUPERIORI
VIE URINARIE

PROPRIETÀ E INDICAZIONI
?TUMORE MALIGNO o CANCRO
+++ASTENIA O ESAURIMENTO E STRESS
+++CONVALESCENZA (ASTENIA E STANCHEZZA)
++CANDIDOSI O MONILIASI
++CISTITE
++IMMUNODEFICIENZA SECONDARIA O INSUFFICIENZA IMMUNITARIA E MALATTIE AUTOIMMUNI
++IMMUNOSTIMOLANTE
++INFEZIONI BATTERICHE
++INFLUENZA
++PROSTATA (PROSTATITE)
++RINITE - RAFFREDDORE O CÒRIZZA

Proprietà antitumorali per Tabebuia impetiginosa (Mart. Ex DC.) Standl

ERBE SINERGICHE
ELEUTEROCOCCO
GINSENG
RHODIOLA
SCHISANDRA
UNCARIA
WITHANIA

NOTE DI FITOTERAPIA
Per la prima volta, negli anni '60, attirò una notevole attenzione in Brasile e in Argentina come "droga miracolosa". Tradizionalmente, il farmaco botanico è ampiamente usato nella fitomedicina locale e tradizionale, di solito ingerito come un decotto preparato dalla corteccia interna dell'albero per trattare numerose condizioni come infezioni batteriche e fungine, febbre, sifilide, malaria, tripanosomiasi, nonché stomaco e disturbi della vescica Già nel 1873 furono riportati usi biomedici del Lapacho rosso ("Pau D'Arco"). Nel 1967, dopo le notizie sulla stampa brasiliana, tornò alla luce dei clinici (e del pubblico in generale). La rivista O'Cruzeiro ha iniziato a riferire cure "miracolose" nei malati di cancro in un ospedale. L'interesse delle scienze naturali per la pianta iniziò anche negli anni '60, quando il National Cancer Institute (NCI) degli Stati Uniti iniziò sistematicamente a ricercare estratti vegetali in tutto il mondo alla ricerca di composti attivi contro il cancro e osservò la Tabebuia impetiginosa in modo molto dettagliato. Dalla Tabebuia impetiginosa sono stati isolati due principali componenti bioattivi: lapacholo e beta-lapachone. il beta-lapachone è considerato il principale composto antitumorale e in vitro sono stati osservati effetti pro-apoptotici. Sono stati condotti alcuni studi meccanicistici sugli effetti molecolari di questo composto. Anche gli altri componenti principali isolati dal Lapacho rosso vengono rivisti brevemente. Il farmaco sembra essere generalmente sicuro e una delle interazioni più importanti di Tabebuia impetiginosa è stata associata a interferenze nel ciclo biologico della vitamina K nel corpo. Il materiale botanico (farmaceutico) disponibile sui mercati internazionali sembra avere qualità e composizione variabili, rendendo problematica una valutazione specifica delle indicazioni terapeutiche dei prodotti. Ciò evidenzia anche la necessità di adeguate tecniche analitiche, anch'esse riviste. Le prove bioscientifiche per i prodotti derivati ​​dalla Tabebuia impetiginosa sono insufficienti e una delle sfide principali della ricerca futura sarà - basata sul riconoscimento dell'uso diffuso del farmaco - per stabilire adeguate procedure di controllo della qualità. (Vedi Bibliografia)



UTILE DA SAPERE
PIANTE ADATTOGENE ED IMMUNOSTIMOLANTI

Presso tutte le culture e nelle medicine tradizionali di ogni angolo del globo troviamo delle piante adattogene, cioè delle specie vegetali in grado di aumentare la resistenza dell'organismo a stress endogeni ed esogeni, migliorando la performance fisica e mentale, in risposta a stimoli di natura fisica, chimica e biologica. Il termine adattogeno viene infatti dal vocabolo latino adaptare e da quello greco genes (prodotto da) e fu coniato nel 1947 dallo scienziato russo N.V. Lazarev; nel 1969 Brekhman e Dardymov stabilirono dei criteri specifici affinché una droga vegetale possa definirsi adattogena.
L'effetto di queste piante si affianca alla risposta fisiologica che già di per sé l'organismo mette in opera quando soggetto ad uno stimolo che ne turbi l'equilibrio biologico, al fine di ristabilire prontamente l'omeostasi; tali risposte sono di carattere prevalentemente ormonale, cioè con effetti transitori, ma esistono anche vere e proprie modificazioni funzionali o morfologiche che si generano nelle persone sottoposte frequentemente a stress (per es. negli atleti sottoposti a molte ore di allenamento quotidiano) o che si sono evolute in alcune etnie nel corso di milioni di anni in risposta all'ambiente (per es.: la variazione del colore della pelle in funzione dell'esposizione ai raggi solari o le maggiori dimensioni della gabbia toracica delle popolazioni andine, costrette a vivere sopra i 4000 mt, dove l'ossigeno scarseggia).
Le piante adattogene non corrispondono a nessuna categoria della farmacologia classica e meno ancora hanno corrispettivi nei farmaci di sintesi: nella maggior parte dei casi, infatti, esse sono aspecifiche, agendo su differenti organi o tessuti bersaglio e provocando, nell'insieme, una risposta adattogena; ciò è dovuto al fatto che il fitocomplesso spesso si compone di principi attivi di svariata natura chimica, che sono però sinergici. Il meccanismo d'azione delle droghe adattogene è generalmente assai complicato e non sempre ancor ben compreso.
Molte droghe adattogene hanno anche azione antimicrobica ed immunostimolante, in tal modo contribuendo a migliorare le difese dell'organismo contro agenti eziologici esterni; altre hanno dimostrato di avere interessanti e promettenti effetti antitumorali, su cui la ricerca sta ora indagando.
Altre ancora hanno azione prevalentemente nootropa (dal Greco noos=mente, e tropein=sorvegliare), cioè migliorano la performance mentale e l'umore; alla classe delle droghe nootrope appartengono tutte le piante contenenti metilxantine (caffeina e derivati), che sono più propriamente degli stimolanti e che saranno oggetto di una scheda a parte.
Infine sono state incluse in questa scheda delle piante meramente immunostimolanti dato che, funzionalmente, sono simili a quelle adattogene, ovvero servono ad aiutare l'organismo a sviluppare una linea difensiva contro gli attacchi esterni.
Proprio per la loro caratteristica di migliorare le risposte dell'organismo, l'utilizzo di droghe adattogene non è necessariamente circoscritto a stati patologici, ma rientra piuttosto nel campo del benessere e della prevenzione (alcune risultano per esempio assai utili per aiutare a prevenire, durante la stagione invernale, le malattie da raffreddamento). Naturalmente sono anche molto utili negli stati di convalescenza ed in generale di astenia.

Tratto da EPO S.r.l. ISTITUTO FARMOCHIMICO FITOTERAPICO



BIBLIOGRAFIA E ARTICOLI SCIENTIFICI SUL WEB

  • Gómez Castellanos JR, Prieto JM , Heinrich M

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