PIANTA MELLIFERA...| Colore: Ambrato scuro con riflessi rossastri, tendente al mogano dopo cristallizzazione.
Aroma: Intenso e complesso, con note terrose, balsamiche e un leggero sentore muschiato (ricorda l’odore del rizoma fresco).
Sapore:
Dolcezza media (meno zuccherino del miele di trifoglio).
Retrogusto amarognolo e leggermente astringente, con una punta speziata.
Persistenza lunga, con echi di liquirizia e legno bruciato.
Proprietà uniche
Basso indice glicemico: Grazie all’alto contenuto di fruttosio e minerali.
Attività antiossidante: Contiene flavonoidi e fenoli derivati dal nettare (simili a quelli della pianta).
Cristallizzazione: Lenta, con formazione di cristalli fini.
Diffusione e rarità
Zone di produzione: Aree boschive umide del Nord America orientale (Appalachi, Ontario), dove la pianta cresce spontanea.
Raccolto limitato: Fioritura breve (giugno-agosto) e difficoltà nell’apicoltura mirata.
Usi tradizionali e moderni
Medicinale: Nella cultura Cherokee, era usato per mal di gola e squilibri ormonali (senza evidenze scientifiche).
Gastronomico: Accompagna formaggi stagionati (es. pecorino) e tisane alle erbe amare.
Curiosità: Il miele puro di Cimicifuga è estremamente raro sul mercato. Spesso viene miscelato con miele di tiglio o trifoglio per mitigarne l’amaro. |
APPROFONDIMENTO SU CIMICIFUGA RACEMOSA IN MENOPAUSA...
| È forse la pianta di cui oggi più si parla a livello internazionale,
fino a ieri considerata sicura ed efficace per il trattamento dei
disturbi da menopausa, oggi ritenuta invece soltanto non sicura
per un documento dell' emea (hmpc - committee on herbal medicinal
products, 269259/2006) con il quale si allertano le autorità sanitarie
nazionali sui rischi di epatotossicità. Si tratta in realtà di una pianta
medicinale utilizzata in tutto il mondo fin dal 1950, e la sua sicurezza
è ben documentata.
A) letteratura
la monografia dell'oms sulla cimicifuga racemosa (2004) tra gli effetti avversi riporta unicamente disturbi minori gastrointestinali e cefalea.
Assenti in letteratura dati sperimentali sull'attività citotossica e/o epatotossica della cimicifuga o di suoi costituenti chimici.
Nih: in circa 2000 pazienti arruolati nei clinical trials non ci sono mai state reazioni epatotossiche [workshop on the safety of black cohosh in clinical studies, national institutes of health , bethesda, maryland, november 22, 2004.]
Dati recenti di letteratura basati su clinical trias condotti su più di 3.800 donne, confermano la efficacia nel controllo della sintomatologia climaterica, e la sicurezza del prodotto. (Osmers r. Et al. Obstet. Gynecol. 2005; 105: 1074-83).
Una recentissima review [mahady g. Black cohosh. Review of the clinicl data for safety and efficacy in menoausal symptoms. Treat. Endocrinol. 2005; 4 (3): 177-184] Conferma che la pianta può essere usata per il trattamento dei sintomi legati al climaterio, come vampate di calore, sudorazioni, insonnia ed ansia, e che per I pochi casi di epatotossicità riportati non è stata dimostrata la diretta associazione con l'ingestione di cimicifuga.
Il profilo farmacocinetico della cimicifuga non è stato ancora ben investigato, ma I supplementi con questa pianta presentano un buon profilo di sicurezza e si mostrano efficaci nel ridurre I sintomi minori del climaterio. [Colleen o lee. Clin j oncol nurs. 2005; 9: 5, 628-629]
B) dati di consumo europei
inoltre nella sola europa circa 1,5 milioni di donne hanno utilizzato prodotti a base di cimicifuga, pianta presente sul mercato europeo da oltre dieci anni. In italia solo nell'ultimo anno sono state calcolate circa 100.000 donne che ne abbiano fatto uso, peraltro, dato di un certo rilievo, senza mai alcuna segnalazione di effetti collaterali o tossici.
3) Documento emea: dall'esame del documento emerge che:
in oltre 10 anni c'è stata 1 sola segnalazione in tutta europa, tra tutte quelle pervenute (34 casi esaminati), giudicata 'possibile', oltre ttutto con gravi carenze informative anche sullo stesso prodotto.
Gli altri tre casi invece sono stati estrapolati dalla letteratura internazionale (non dati europei) (su un totale di 8 case report) sono stati considerati potenzialmente correlabili all'assunzione di cimicifuga, ma: a) in primo caso era un' epatite autoimmune in una paziente già affetta da polimiosite; b) il secondo, abbastanza clamoroso, fu osservato in un reparto di medicina dell'università dello utah (usa), presentato come "epatite fulminante da cimicifuga", in realtà era una paziente che faceva uso di vari farmaci oltre a paracetamolo e alcool (sostanze ben conosciute proprio per la loro tossicità epatica); c) la donna del terzo caso in vece assumeva regolarmente vino, pseudoefedrina (decongestionante nasale) ed ibuprofen, ed aveva assunto eritromicina prima del danno epatico.
Ogni commento è superfluo.
(Fonte: newsletter anmfit) |
NOTE VARIE E STORICHE...| Uso tradizionale dei nativi americani: Actaea racemosa era utilizzata dalle popolazioni indigene del Nord America come rimedio per disturbi femminili, tra cui dolori mestruali, sintomi premestruali e difficoltà del parto. La radice e il rizoma venivano macerati in acqua o alcool, oppure preparati come decotti, ed erano considerati “tonici uterini”. Questo uso è stato tramandato ai colonizzatori europei e ha costituito la base della moderna fitoterapia occidentale per la menopausa.
Si pensava, anticamente, che fosse utile ad allontanare le cimici grazie al suo forte odore, era usata anche contro il morso dei serpenti. Inoltre una caratteristica attirò l'attenzione degli studiosi: la droga agiva meglio e con costanza sulle donne che sugli uomini.
Origine del nome comune “black cohosh”: il termine “cohosh” deriva da una parola dei nativi americani che significa “erba pelosa”, riferendosi alle radici filamentose. Il prefisso “black” indica il colore scuro della radice essiccata.
Interesse scientifico moderno: negli ultimi decenni, black cohosh è stata oggetto di numerosi studi clinici per la gestione dei sintomi della menopausa, come vampate di calore e sudorazioni notturne. I composti bioattivi più studiati sono i glicosidi triterpenici (acteina e cimicifugosidi), responsabili di effetti estrogeno-simili moderati senza agire direttamente sugli estrogeni.
Curiosità botanica: Actaea racemosa appartiene alla famiglia delle Ranunculaceae. È una pianta erbacea perenne con infiorescenze bianche a grappolo e un portamento elegante. Cresce spontaneamente nelle foreste decidue umide del Nord America orientale.
Uso ornamentale: oltre alla funzione medicinale, la pianta è apprezzata nei giardini per il suo fogliame elegante e i grappoli fiorali bianchi che fioriscono a fine primavera, rendendola una specie decorativa oltre che funzionale.
Sicurezza e curiosità storica: pur essendo utilizzata per secoli, black cohosh è nota per la sua bassa tossicità a dosi terapeutiche, ma la radice cruda in quantità eccessive può provocare nausea o disturbi gastrointestinali. Storicamente, l’uso combinava conoscenza empirica e prudenza nella dose, un esempio di fitoterapia tradizionale ben regolata.
Aspetto culturale: a differenza di molte altre piante medicinali, Actaea racemosa non è associata a rituali religiosi o simbolismi, ma è sempre stata utilizzata per funzioni pratiche e preventive legate al benessere femminile.
Curiosità commerciale moderna: oggi black cohosh è uno degli integratori vegetali più studiati al mondo per la menopausa, ed è spesso presente in estratti standardizzati titolati in glicosidi triterpenici, dimostrando il passaggio da tradizione etnobotanica a fitoterapia basata su evidenze. |
Ricerche di articoli scientifici su Actaea racemosa L.
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