USO ALIMENTARE...| Glycine max rappresenta una delle principali fonti proteiche vegetali a livello globale ed è utilizzata in numerose preparazioni alimentari, sia tradizionali sia industriali.
I semi interi possono essere consumati dopo cottura prolungata, soprattutto nella forma immatura nota come edamame, caratterizzata da maggiore digeribilità e contenuto più elevato di acqua. I semi maturi richiedono ammollo e lunga cottura per ridurre fattori antinutrizionali e migliorare la biodisponibilità delle proteine.
La soia è ampiamente utilizzata sotto forma di derivati fermentati tradizionali. Tra questi rientrano il miso, il tempeh e la salsa di soia, prodotti attraverso fermentazioni controllate che migliorano digeribilità, profilo nutrizionale e sviluppo di composti aromatici complessi.
Il tofu rappresenta uno dei principali derivati non fermentati ed è ottenuto per coagulazione del latte di soia. È caratterizzato da elevato contenuto proteico e versatilità culinaria, potendo essere utilizzato in preparazioni dolci e salate.
Il latte di soia è una bevanda ottenuta dalla macinazione e filtrazione dei semi, utilizzata come alternativa alle bevande di origine animale. Può essere consumato tal quale o impiegato come base per ulteriori trasformazioni alimentari.
La farina di soia e le proteine testurizzate sono impiegate nell’industria alimentare per arricchire prodotti da forno, sostituire parzialmente la carne o migliorare il contenuto proteico di preparazioni alimentari.
L’olio di soia, estratto dai semi, è largamente utilizzato in cucina e nell’industria alimentare per la sua composizione in acidi grassi polinsaturi, pur essendo soggetto a ossidazione se esposto a temperature elevate o conservazione prolungata.
Nel complesso, l’uso culinario di Glycine max è estremamente diversificato e comprende sia forme tradizionali asiatiche sia prodotti altamente trasformati diffusi nella dieta occidentale. |
Vedi anche Ricette con erbe officinali e
Ricette vegetariane
APPROFONDIMENTO SU PIANTE AD AZIONE FITOESTROGENICA E ANTIANDROGENA...
| PIANTE AD AZIONE FITOESTROGENICA E ANTIANDROGENA
In virtù della loro azione estrogenica alcune piante si dimostrano efficaci nell'impiego terapeutico per le turbe legate a un'insufficienza ovarica, per sindromi deficitarie dopo isterectomia e ovariectomia, per turbe mestruali della pubertà e per alcune manifestazioni fastidiose che caratterizzano la manifestazioni funzionali della menopausa come vampate di calore, turbe dell'umore, secchezza della mucosa vaginale, ecc. e per la sindrome premestruale.
Alcuni inconvenienti, come per es. le vampate, hanno una stretta relazione con l'ormone ipofisario; altri invece, come prurito, infiammazione pelvica e secchezza vaginale, sono relativi alla caduta del tasso ematico di estrogeni e possono migliorare con l'utilizzo di queste piante. In questi casi la fitoterapia rappresenta una terapia attiva e/o complementare alla terapia ormonale classica.
Le piante estrogeniche e progesterone-like sono: Angelica, Aletris, Erba medica, Salvia, Luppolo, Ginseng, Alchemilla, Verbena, Salsapariglia, Soia, Kudzu, Cimicifuga; l'Ortica ha azione antiandrogena e la Cimicifuga è attiva sulla secrezione dell'ormone ipofisario. L'Agnocasto aumenta la produzione dell'ormone luteinizzante, inibisce il rilascio dell'ormone che stimola il follicolo, portando ad uno spostamento del rapporto a favore degli estrogeni rispetto ai gestageni, producendo effetti ormonali utilizzati contro disturbi connessi alla menopausa; inoltre, sperimentalmente, inibisce la secrezione della prolattina, risultando efficace sia nella sindrome premestruale che nella iperprolattinemia.
Tratto da: Enrica Campanini "Dizionario di fitoterapia e piante medicinali"; A.Y. Leung & S. Foster "Enciclopedia delle piante medicinali"; Fabio Firenzuoli "Le 100 erbe della salute"
Fitoestrogeni e trattamenti ormonali: legami pericolosi
Il ricorso ai fitoestrogeni va evitato nelle donne con tumore della mammella e affette da deprivazione ormonale da ormonoterapia.
Le donne con carcinoma della mammella positivo per i recettori degli estrogeni devono evitare di ricorrere ai fitoestrogeni nel tentativo di ridurre gli effetti da deprivazione ormonale causati dalla ormonoterapia in atto. Il 70% circa dei carcinomi della mammella esprime recettori per gli estrogeni. Questo dato è alla base della terapia adiuvante con farmaci che riducono la stimolazione di questi recettori quali il tamoxifene e derivati e gli inibitori delle aromatasi. L'ormonoterapia di per sé causa però numerosi effetti collaterali da deprivazione ormonale. I sintomi meno tollerati sono la secchezza delle mucose e la sindrome vasomotoria (le cosiddette vampate), oltre alle manifestazioni legate al lungo trattamento (artralgie, tipicamente causate dagli inibitori delle aromatasi, osteoporosi, ipertensione, alterazioni del metabolismo lipidico). Nelle donne in menopausa, è diventata popolare l'assunzione di integratori alimentari, contenenti principalmente derivati della soia o del trifoglio rosso, nell'ipotesi che abbiano un'azione di contrasto sui sintomi della menopausa. Gli estratti di queste piante contengono infatti fitoestrogeni, e in particolare isoflavoni (genisteina, daidzeina e gliciteina dalla soia e biocanina A e formononetina dal trifoglio), sostanze che hanno una blanda azione sia estrogenica sia antiestrogenica. Queste caratteristiche hanno suggerito la loro indicazione anche alle donne in trattamento con tamoxifene o inibitori dell'aromatasi, suscitando allarme negli oncologi che ritengono tale pratica incongrua e rischiosa. Negli animali di laboratorio si è infatti dimostrato uno stimolo dose-dipendente da fitoestrogeni nella crescita di cellule tumorali umane della mammella estrogeno-sensibili (CMF-7) [1]. In modelli analoghi risulta anche abrogata la prevenzione del tamoxifene alla crescita tumorale [2]. A seguito della diffusione di tale pratica sono stati condotti due studi per verificare l'efficacia di integratori a base di soia (90-150 mg/die di isoflavoni) in pazienti sintomatiche per deprivazione ormonale (vampate diurne e notturne) [3,4]. Le pazienti, trattate per carcinoma della mammella e molte in trattamento con tamoxifene o raloxifene, sono state randomizzate in doppio cieco a ricevere il trattamento con isoflavoni o placebo. In nessuno dei due studi si sono rilevate differenze statisticamente significative nella sintomatologia, anche quando stratificate a ricevere tamoxifene. Per cui gli isoflavoni non sembrano ridurre la sintomatologia legata alla terapia ormonale e potrebbero invece avere un'attività di stimolo sulla crescita tumorale. Secondo alcuni lavori scientifici, le popolazioni asiatiche sarebbero meno esposte al rischio di carcinoma della mammella per l'elevata ingestione di derivati della soia: questa osservazione è di difficile interpretazione epidemiologica e non può essere trasferita alle popolazioni occidentali né ad altri effetti ormonali degli isoflavoni [5,6]. Tali sostanze, quindi, vanno utilizzate con molta cautela da parte delle donne con carcinoma della mammella e solo se con recettori ormonali negativi. I medici che hanno pazienti in trattamento con tamoxifene o inibitori delle aromatasi dovrebbero vigilare e sconsigliare l'uso di prodotti a elevato titolo di fitoestrogeni, anche perché molti degli integratori alimentari in commercio rimandano a siti Internet nei quali sono rivendicati effetti terapeutici non dimostrati, sostenuti con letteratura di parte o mal interpretata.
Bibliografia:
J Nutr 2001;131:2957-62.
Cancer Res 2005;65:879-86.
J Clin Oncol 2002;15:1449-55.
J Clin Oncol 2000;18:1068-74.
J Epidemiol 2010;20:83-9.
Nutr J 2008;7:17. CDI
Palozzo A.C., Falci C., Zovato S.
Istituto Oncologico Veneto IRCCS
Fitoestrogeni ed iperplasia dell'endometrio.
(Prescrire International 2006; 15: 62-3)
I fitoestrogeni sono estratti di piante medicinali capaci di interagire con i recettori per gli estrogeni (1).
Quattro trial clinici randomizzati di breve durata (in linea di massima di scarsa qualità metodologica) hanno valutato gli effetti di alte dosi di fitoestrogeni della soia (50-100 mg/die di isoflavoni) verso placebo in donne in post-menopausa. Pur in presenza di risultati contrastanti, questi trial sembrano suggerire un leggero effetto preventivo sulle vampate di calore (al meglio, circa 2 episodi evitati a settimana). Poche sono però le conoscenze sui rischi connessi con l'uso prolungato di alte dosi di fitoestrogeni, soprattutto per quanto riguarda il rischio di tromboembolismo e di neoplasie a carico della mammella e dell'endometrio (effetti noti degli estrogeni).
Un trial randomizzato in doppio-cieco, condotto in Italia, ha valutato l'impatto a lungo termine dei fitoestrogeni sull'endometrio (2). Questo è stato il primo trial volto a stabilire gli effetti a lungo termine dei fitoestrogeni. Sono state reclutate 376 donne in post-menopausa non isterectomizzate e randomizzate in un gruppo trattato con un prodotto a base di soia contenente 150 mg/die di isoflavone ed in un gruppo placebo. Le donne sono state sottoposte a biopsia dell'endometrio al momento dell'arruolamento, dopo 30 mesi e dopo 5 anni di trattamento. La biopsia dopo 5 anni è stata eseguita in 319 donne. È stata riscontrata iperplasia dell'endometrio nel 3.8% delle donne trattate con il prodotto a base di soia, ma in nessuna delle donne del gruppo placebo (p |
NOTE VARIE E STORICHE...| Glycine max è una delle colture più antiche coltivate dall’uomo, con origine nella Cina settentrionale dove veniva già domesticata oltre 3000 anni fa. Nella tradizione agricola cinese era considerata una delle “cinque piante sacre” insieme a riso, frumento, orzo e miglio, a testimonianza della sua importanza nutrizionale e culturale.
Un aspetto peculiare della soia è la sua classificazione botanica come leguminosa capace di fissare l’azoto atmosferico grazie alla simbiosi con batteri del genere Rhizobium, caratteristica che ha avuto un impatto rilevante sull’agricoltura tradizionale e moderna migliorando la fertilità del suolo.
Nonostante oggi sia associata principalmente all’alimentazione umana e animale, storicamente la soia era utilizzata in Asia soprattutto dopo processi di fermentazione, poiché il consumo diretto dei semi crudi era limitato dalla presenza di fattori antinutrizionali. Le tecniche di fermentazione rappresentano quindi un adattamento culturale e tecnologico fondamentale.
Nel XX secolo Glycine max ha acquisito un ruolo strategico globale diventando una delle principali commodity agricole, utilizzata non solo per scopi alimentari ma anche industriali, inclusa la produzione di oli, bioplastiche, vernici e biodiesel.
Un elemento curioso riguarda la variabilità fitochimica della soia, in particolare il contenuto di isoflavoni, che può variare significativamente in funzione della varietà, delle condizioni ambientali e dei processi tecnologici, influenzando direttamente le proprietà nutrizionali e biologiche.
Dal punto di vista nutrizionale, la soia è una delle poche fonti vegetali contenenti proteine considerate complete per l’apporto di aminoacidi essenziali, caratteristica che ha contribuito alla sua diffusione nelle diete vegetariane e vegane contemporanee.
Infine, l’interesse scientifico verso Glycine max è cresciuto notevolmente negli ultimi decenni, in particolare per il contenuto in fitoestrogeni, che ha portato a un ampio dibattito scientifico e clinico sul loro ruolo nella salute umana, con risultati talvolta eterogenei e ancora oggetto di studio. |
Ricerche di articoli scientifici su Glycine max (L.) Merr.
Bibliografia relativa a principi attivi| World Health Organization, WHO monographs on selected medicinal plants Glycine max, 2009European Food Safety Authority, Scientific opinion on the substantiation of health claims related to soy isoflavones, 2012Messina M, Soybean isoflavone exposure does not have feminizing effects on men a critical examination of the clinical evidence, Fertility and Sterility, 2010Setchell KD, Clerici C, Equol history chemistry and formation, Journal of Nutrition, 2010Kudou S, Fleury Y, Welti D, Magnolato D, Uchida T, Kitamura K, Okubo K, Malonyl isoflavone glycosides in soybean seeds, Agricultural and Biological Chemistry, 1991Berhow MA, Wagner ED, Vaughn SF, Plewa MJ, Characterization and antimutagenic activity of soybean saponins, Mutation Research, 2000Friedman M, Nutritional value of proteins from different food sources a review, Journal of Agricultural and Food Chemistry, 1996Xiao CW, Health effects of soy protein and isoflavones in humans, Journal of Nutrition, 2008Ruiz-Larrea MB, Mohan AR, Paganga G, Miller NJ, Bolwell GP, Rice-Evans CA, Antioxidant activity of phytoestrogenic isoflavones, Free Radical Research, 1997Rietjens IMCM, Louisse J, Beekmann K, The potential health effects of dietary phytoestrogens, British Journal of Pharmacology, 2017 |
Bibliografia relativa a proprietà e indicazioni| European Medicines Agency, Assessment Report on Glycine max Merr., 2013Messina Mark, Soy and Health Update: Evaluation of the Clinical and Epidemiologic Literature, 2016Hamilton-Reeves Jill M., Vazquez Gabriela, Duval Sue J. et al., Clinical studies show no effects of soy protein or isoflavones on reproductive hormones in men: results of a meta-analysis, 2010Lethaby Anne, Marjoribanks Jane, Kronenberg Fredi et al., Phytoestrogens for menopausal vasomotor symptoms, 2013Kurzer Mindy S., Soy consumption for reduction of menopausal symptoms, 2008Setchell Kenneth D.R., Soy Isoflavones — Benefits and Risks from Nature’s Selective Estrogen Receptor Modulators, 2001Rizzo Gianluca, Baroni Luciana, Soy, Soy Foods and Their Role in Vegetarian Diets, 2018Anderson James W., Johnstone Brenda M., Cook-Newell Margaret E., Meta-analysis of the effects of soy protein intake on serum lipids, 1995Taku Kana, Melby Melissa K., Takebayashi Junko et al., Extracted or synthesized soybean isoflavones reduce menopausal hot flash frequency and severity: systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials, 2012Xiao Changting Wei, Mei Juan, Wood Christopher et al., Effect of soy protein on thyroid function in healthy adults and hypothyroid patients: a review of the relevant literature, 2012 |
Bibliografia relativa a estratti e integratori| XY Zong, A Review on Extraction, Purification, Structural Characteristics and Bioactivities of Polysaccharides from Polygonatum odoratum (Mill.) Druce, 2022J Bi, A Review on the Application, Phytochemistry and Pharmacology of Polygonatum odoratum, an Edible Medicinal Plant, 2023H Lin, Pharmacological Properties of Polygonatum and Its Active Ingredients in Cardiovascular Diseases, 2024XP Ye, Flavonoids from the Genus Polygonatum: Biological Activities and Biosynthesis Pathways, 2025L Guo, Polygonatum odoratum Polysaccharides: A Comprehensive Review of Bioaccumulation, Extraction, Structure Characteristics, Bioactivities and Application, 2025L Luo, A Review of Polygonatum Mill. Genus: Its Taxonomy, Chemical Constituents, Pharmacological Effects and Applications, 2022Wayne C. Liao, Jung-Ping Huang, Wen-Ying Huang, Chemical Composition Analysis and Biofunctionality of Polygonatum sibiricum and Polygonatum odoratum Extracts, 2023Y Li, Polygonatum odoratum Fermented Polysaccharides Enhance Immunity and Modulate Gut Microbiota in Mice, 2024GH Xia, Effects of Fermentation Treatments on Polygonatum odoratum and Its Antioxidant Properties, 2021W Liu, Bioactive Molecules from Polygonatum odoratum, 2026 |
Bibliografia relativa a tisane e composizioni| Mark Messina, Soy and Health Update: Evaluation of the Clinical and Epidemiologic Literature, 2016Kaayla T. Daniel, The Whole Soy Story: The Dark Side of America’s Favorite Health Food, 2005Stephen Barnes, The Biochemistry, Chemistry and Physiology of the Isoflavones in Soybeans and Their Food Products, 1998Hiroko Kudou, Isoflavone Glycosides and Aglycones Contents in Soybeans and Soy Foods Are Affected by Processing Conditions, 1991Qinghua Wang, Soy Isoflavones and Cardiovascular Disease Risk Factors: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials, 2015Anna Wu, Soy Intake and Risk of Type 2 Diabetes Mellitus: An Updated Systematic Review and Meta-Analysis of Observational Studies, 2020Franco Bazzano, Soy Protein Intake and Risk of Cardiovascular Disease: A Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials, 2003Kenneth D. R. Setchell, Soy Isoflavones — Benefits and Risks from Nature’s Selective Estrogen Receptor Modulators, 2003Joan Sabaté, Soy Consumption and Cardiovascular Health: A Review of the Evidence, 2009Harumi Okamoto, Fermented Soy Products and Health Effects: A Review of Experimental and Clinical Studies, 2021 |
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