PIANTA MELLIFERA PRIMARIA o MONOFLORALE...| Silybum marianum (L.) Gaertn. è una specie mellifera visitata dalle api per la produzione di nettare e polline, tuttavia non è generalmente considerata una fonte primaria per la produzione di miele monoflora riconosciuto in ambito apistico. Il miele derivato prevalentemente da questa specie non è standardizzato né codificato nelle principali classificazioni melissopalinologiche, e risulta quindi raro e difficilmente identificabile come monoflorale puro. |
USO ALIMENTARE...| Silybum marianum (L.) Gaertn. presenta un utilizzo alimentare tradizionale, soprattutto nelle regioni mediterranee, dove è considerato una pianta spontanea commestibile appartenente al gruppo delle “erbe di campo”. Le parti edibili comprendono principalmente le foglie giovani private delle spine, i piccioli, i fusti e le infiorescenze immature, con un impiego culinario che ricorda quello di altre Asteraceae come il carciofo.
Le foglie giovani vengono consumate previa rimozione delle spine marginali e della nervatura centrale più coriacea, quindi lessate o cotte in padella. Il sapore è amarognolo ma meno intenso rispetto ad altre piante amare, e risulta gradevole in preparazioni miste con altre verdure spontanee. Possono essere utilizzate anche in minestre, zuppe rustiche o ripieni.
I piccioli fogliari e i giovani fusti, opportunamente pelati per eliminare la parte fibrosa esterna, vengono impiegati come ortaggio. Possono essere bolliti e conditi con olio e limone oppure gratinati, con caratteristiche organolettiche simili al cardo o al sedano, ma con una nota leggermente amaricante.
Le infiorescenze immature, raccolte prima della completa fioritura, possono essere cucinate in modo analogo ai piccoli carciofi, anche se risultano generalmente meno sviluppate e più spinose. Dopo adeguata pulizia, vengono lessate o stufate e utilizzate in piatti tradizionali locali.
I semi, pur essendo la parte fitoterapicamente più rilevante, non hanno un impiego alimentare diffuso diretto, ma possono essere talvolta utilizzati tostati e macinati come surrogato del caffè, con un gusto leggermente amaro e tostato.
Nel complesso, l’uso culinario della pianta è legato a tradizioni locali e alla raccolta spontanea, con un valore gastronomico secondario rispetto ad altre specie affini ma comunque significativo in contesti etnobotanici e di cucina tradizionale. |
Vedi anche Ricette con erbe officinali e
Ricette vegetariane
APPROFONDIMENTO SU DROGHE ATTIVE SUL FEGATO...
| DROGHE ATTIVE SUL FEGATO
Le varie patologie del fegato e della cistifellea portano a una insufficiente produzione o alterato rilascio di bile o alla formazione di calcoli nelle vie biliari oppure a una sofferenza delle cellule epatiche. Le droghe attive sui meccanismi biliari e sul fegato vengono chiamate
a) Coleretici, se producono un aumento del succo biliare e si suddividono in:- Coleretici veri, se aumentano la secrezione dei costituenti biliari (Carciofo, Curcuma, Combreto, Calendula, Melanzana, Enula, Tarassaco);- Idrocoleretici, se aumentano la secrezione del componente acquoso biliare aumentando la fluidità (Lavanda, Menta, Melissa, Timo).
b) Colaghoghi, se accelerano il deflusso dal fegato alla cistifellea o da questa nell'intestino e possono essere suddivise in:- Fluidificanti della bile, se accelerano il deflusso abbassandone la viscosità (Boldo);- Colecistocinetici, se aumentano l'escrezione della bile stimolando le contrazioni della cistifellea (Boldo, Carciofo, Rabarbaro, Tuorlo d'uovo, Olio d'oliva).
c) Protettivi o detossicanti del fegato, se contribuiscono a normalizzare la struttura delle biomembrane dell'epatocita, migliorandone la funzione (Cardo mariano, Melanzana, Rosmarino).
d) Preventivi della calcolisi biliare o epatica e da impiegarsi per l'espulsione di piccoli calcoli (microlitiasi).I calcoli possono formarsi nella cistifellea (calcolosi biliare colecistica) o, più raramente, nei condotti biliari (calcolosi biliare epatica). Il sintomo caratteristico è la colica prodotta dalle contrazioni attraverso le quali l'organismo tenta di eliminare il calcolo spingendolo nell'intestino. Le erbe utili ad azione colagoga-coleretica e fluidificante sono: Boldo, Combreto, Carciofo. Anche e soprattutto l'olio d'oliva, assunto a digiuno a dose di 1-4 cucchiai, è utile alla espulsione di piccoli calcoli. Attenzione, comunque a questo tipo di automedicazione perché in questa patologia, molto spesso è più utile non 'smuovere' il calcolo che potrebbe andare ad ostruire le vie biliari procurando una situazione risolvibile solo con trattamento chirurgico di urgenza.
[Tratto da: Marzio Pedretti "L'erborista moderno"] |
NOTE VARIE E STORICHE...| Il nome "marianum" ha radici in leggende medievali cristiane. Si credeva che le caratteristiche venature bianche sulle foglie fossero state prodotte dal latte della Vergine Maria. Secondo la tradizione, queste macchie apparvero quando Maria, durante la fuga in Egitto, allattò Gesù e alcune gocce del suo latte caddero sulle foglie del cardo. Questo legame con la figura mariana ha influenzato anche altri nomi comuni come "Cardo di Santa Maria" o "Cardo mariano".
Il cardo mariano vanta una storia millenaria che risale all'epoca greco-romana. Fonti antiche menzionano questa pianta per il suo aspetto spinoso e le sue proprietà. Nel Medioevo, era studiata e coltivata nei monasteri, che fungevano da centri di ricerca botanica. Tradizionalmente, i semi erano utilizzati per trattare disturbi epatici, come l'ittero e i calcoli biliari, e come rimedio per i morsi di serpente.
Il complesso di flavonolignani noto come silimarina fu isolato per la prima volta dai semi nel 1968. Questo estratto, che include composti come la silibina, è diventato il principale componente attivo studiato per le sue proprietà epatoprotettive e antiossidanti. Nonostante secoli di uso tradizionale, la ricerca clinica moderna continua a esplorarne le applicazioni, incluso il potenziale ruolo nella terapia antitumorale e nella gestione della sindrome metabolica.
Tossicità per il bestiame: Sebbene benefico per l'uomo, il cardo mariano può essere tossico per bestiame come bovini e ovini a causa del suo contenuto di nitrati, che può causare metaemoglobinemia e deprivazione di ossigeno.
Caratteristiche Botaniche Uniche: I semi (acheni) sono dotati di un pappo setoloso che facilita la dispersione tramite il vento. Inoltre, le formiche sono attratte dagli oli presenti nei semi e contribuiscono alla loro dispersione (mirmecoria).
Il cardo mariano è più di una semplice pianta medicinale; è un simbolo di resilienza e adattamento. Dalle leggende medievali alle moderne applicazioni in fitoterapia e oltre, il suo percorso riflette l'evoluzione delle conoscenze botaniche e delle pratiche curative. La sua presenza in testi antichi e il suo ruolo continuo nella ricerca scientifica ne fanno un ponte tra passato e futuro. |
Ricerche di articoli scientifici su Silybum marianum (L.) Gaertn.
Bibliografia relativa a principi attivi| European Medicines Agency, Assessment report on Silybum marianum, 2018World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Silybum marianum, 2004Bijak Michal, Silybin a Major Bioactive Component of Milk Thistle Chemistry Bioavailability and Metabolism, 2017Abenavoli Ludovico et al., Milk thistle in liver diseases past present future, 2010Lattanzio Vincenzo et al., Milk thistle and silymarin as hepatoprotective agents, 2013 |
Bibliografia relativa a proprietà e indicazioni| European Medicines Agency, Assessment report on Silybum marianum, 2018 European Medicines Agency, Community herbal monograph on Silybum marianum, 2018 World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Silybum marianum, 2004 Abenavoli Ludovico et al., Milk thistle in liver diseases past present future, 2010 Bijak Michal, Silybin a Major Bioactive Component of Milk Thistle Chemistry Bioavailability and Metabolism, 2017 Polyak Stephen J et al., Milk thistle for the treatment of liver disease, 2013 |
Bibliografia relativa a estratti e integratori| European Medicines Agency, European Union herbal monograph on Silybum marianum L. Gaertn. fructus, 2018 European Medicines Agency, Assessment report on Silybum marianum L. Gaertn. fructus, 2018 World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Silybum marianum, 2004 Abenavoli Ludovico et al., Milk thistle in liver diseases past present future, 2010 Bijak Michal et al., Silybin a major bioactive component of milk thistle chemistry bioavailability and metabolism, 2017 Ball Karen R, Kowdley Kris V, Milk thistle and its derivatives in liver disease, 2005 |
Bibliografia relativa a tisane e composizioni| European Medicines Agency, European Union herbal monograph on Silybum marianum L. Gaertn. fructus, 2018 European Medicines Agency, Assessment report on Silybum marianum L. Gaertn. fructus, 2018 World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants Silybum marianum, 2004 Tamayo Carmen, Diamond Suzanne, Review of clinical trials evaluating safety and efficacy of milk thistle Silybum marianum, 2007 Abenavoli Ludovico et al., Milk thistle in liver diseases past present future, 2010 Bijak Michal et al., Silybin a major bioactive component of milk thistle chemistry bioavailability and metabolism, 2017 |
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