USO ALIMENTARE...| Angelica archangelica L. è tradizionalmente utilizzata come pianta aromatica alimentare soprattutto nelle regioni nordiche europee, in Islanda, Scandinavia, Lapponia e nelle antiche tradizioni monastiche alpine. Le parti maggiormente impiegate in cucina sono i giovani fusti, i piccioli fogliari, i semi e la radice.
I giovani steli e i piccioli vengono consumati canditi in zucchero e utilizzati storicamente nella pasticceria europea, soprattutto francese e inglese, per decorazione di dolci, torte, creme, gelati e prodotti da forno. L’angelica candita è uno degli impieghi gastronomici più noti della specie.
La radice essiccata e i semi sono impiegati come aromatizzanti in liquori digestivi, amari, vermouth, gin, chartreuse, bénédictine e distillati erbacei tradizionali. L’aroma è intensamente balsamico, muschiato, speziato e leggermente amarognolo.
I semi vengono utilizzati in piccole quantità come spezia aromatica in preparazioni da forno, pane speziato, biscotti e dolci tradizionali nord-europei.
Le foglie giovani possono essere aggiunte fresche in insalate aromatiche oppure cotte in zuppe e preparazioni vegetali tradizionali, soprattutto nella cucina islandese storica e lappone.
In alcune tradizioni culinarie nordiche i piccioli freschi venivano consumati come vegetale primaverile o conservati sotto zucchero e miele.
L’angelica è stata utilizzata anche per aromatizzare latte, composte di frutta, marmellate e bevande fermentate erbacee.
L’impiego alimentare moderno tende a privilegiare quantità moderate per l’elevata intensità aromatica e per la presenza di furanocumarine fototossiche, particolarmente concentrate in alcune preparazioni estrattive o nell’olio essenziale. |
Vedi anche Ricette con erbe officinali e
Ricette vegetariane
APPROFONDIMENTO SU PIANTE AD AZIONE FITOESTROGENICA E ANTIANDROGENA...
| PIANTE AD AZIONE FITOESTROGENICA E ANTIANDROGENA
In virtù della loro azione estrogenica alcune piante si dimostrano efficaci nell'impiego terapeutico per le turbe legate a un'insufficienza ovarica, per sindromi deficitarie dopo isterectomia e ovariectomia, per turbe mestruali della pubertà e per alcune manifestazioni fastidiose che caratterizzano la manifestazioni funzionali della menopausa come vampate di calore, turbe dell'umore, secchezza della mucosa vaginale, ecc. e per la sindrome premestruale.
Alcuni inconvenienti, come per es. le vampate, hanno una stretta relazione con l'ormone ipofisario; altri invece, come prurito, infiammazione pelvica e secchezza vaginale, sono relativi alla caduta del tasso ematico di estrogeni e possono migliorare con l'utilizzo di queste piante. In questi casi la fitoterapia rappresenta una terapia attiva e/o complementare alla terapia ormonale classica.
Le piante estrogeniche e progesterone-like sono: Angelica, Aletris, Erba medica, Salvia, Luppolo, Ginseng, Alchemilla, Verbena, Salsapariglia, Soia, Kudzu, Cimicifuga; l'Ortica ha azione antiandrogena e la Cimicifuga è attiva sulla secrezione dell'ormone ipofisario. L'Agnocasto aumenta la produzione dell'ormone luteinizzante, inibisce il rilascio dell'ormone che stimola il follicolo, portando ad uno spostamento del rapporto a favore degli estrogeni rispetto ai gestageni, producendo effetti ormonali utilizzati contro disturbi connessi alla menopausa; inoltre, sperimentalmente, inibisce la secrezione della prolattina, risultando efficace sia nella sindrome premestruale che nella iperprolattinemia.
Tratto da: Enrica Campanini "Dizionario di fitoterapia e piante medicinali"; A.Y. Leung & S. Foster "Enciclopedia delle piante medicinali"; Fabio Firenzuoli "Le 100 erbe della salute"
Fitoestrogeni e trattamenti ormonali: legami pericolosi
Il ricorso ai fitoestrogeni va evitato nelle donne con tumore della mammella e affette da deprivazione ormonale da ormonoterapia.
Le donne con carcinoma della mammella positivo per i recettori degli estrogeni devono evitare di ricorrere ai fitoestrogeni nel tentativo di ridurre gli effetti da deprivazione ormonale causati dalla ormonoterapia in atto. Il 70% circa dei carcinomi della mammella esprime recettori per gli estrogeni. Questo dato è alla base della terapia adiuvante con farmaci che riducono la stimolazione di questi recettori quali il tamoxifene e derivati e gli inibitori delle aromatasi. L'ormonoterapia di per sé causa però numerosi effetti collaterali da deprivazione ormonale. I sintomi meno tollerati sono la secchezza delle mucose e la sindrome vasomotoria (le cosiddette vampate), oltre alle manifestazioni legate al lungo trattamento (artralgie, tipicamente causate dagli inibitori delle aromatasi, osteoporosi, ipertensione, alterazioni del metabolismo lipidico). Nelle donne in menopausa, è diventata popolare l'assunzione di integratori alimentari, contenenti principalmente derivati della soia o del trifoglio rosso, nell'ipotesi che abbiano un'azione di contrasto sui sintomi della menopausa. Gli estratti di queste piante contengono infatti fitoestrogeni, e in particolare isoflavoni (genisteina, daidzeina e gliciteina dalla soia e biocanina A e formononetina dal trifoglio), sostanze che hanno una blanda azione sia estrogenica sia antiestrogenica. Queste caratteristiche hanno suggerito la loro indicazione anche alle donne in trattamento con tamoxifene o inibitori dell'aromatasi, suscitando allarme negli oncologi che ritengono tale pratica incongrua e rischiosa. Negli animali di laboratorio si è infatti dimostrato uno stimolo dose-dipendente da fitoestrogeni nella crescita di cellule tumorali umane della mammella estrogeno-sensibili (CMF-7) [1]. In modelli analoghi risulta anche abrogata la prevenzione del tamoxifene alla crescita tumorale [2]. A seguito della diffusione di tale pratica sono stati condotti due studi per verificare l'efficacia di integratori a base di soia (90-150 mg/die di isoflavoni) in pazienti sintomatiche per deprivazione ormonale (vampate diurne e notturne) [3,4]. Le pazienti, trattate per carcinoma della mammella e molte in trattamento con tamoxifene o raloxifene, sono state randomizzate in doppio cieco a ricevere il trattamento con isoflavoni o placebo. In nessuno dei due studi si sono rilevate differenze statisticamente significative nella sintomatologia, anche quando stratificate a ricevere tamoxifene. Per cui gli isoflavoni non sembrano ridurre la sintomatologia legata alla terapia ormonale e potrebbero invece avere un'attività di stimolo sulla crescita tumorale. Secondo alcuni lavori scientifici, le popolazioni asiatiche sarebbero meno esposte al rischio di carcinoma della mammella per l'elevata ingestione di derivati della soia: questa osservazione è di difficile interpretazione epidemiologica e non può essere trasferita alle popolazioni occidentali né ad altri effetti ormonali degli isoflavoni [5,6]. Tali sostanze, quindi, vanno utilizzate con molta cautela da parte delle donne con carcinoma della mammella e solo se con recettori ormonali negativi. I medici che hanno pazienti in trattamento con tamoxifene o inibitori delle aromatasi dovrebbero vigilare e sconsigliare l'uso di prodotti a elevato titolo di fitoestrogeni, anche perché molti degli integratori alimentari in commercio rimandano a siti Internet nei quali sono rivendicati effetti terapeutici non dimostrati, sostenuti con letteratura di parte o mal interpretata.
Bibliografia:
J Nutr 2001;131:2957-62.
Cancer Res 2005;65:879-86.
J Clin Oncol 2002;15:1449-55.
J Clin Oncol 2000;18:1068-74.
J Epidemiol 2010;20:83-9.
Nutr J 2008;7:17. CDI
Palozzo A.C., Falci C., Zovato S.
Istituto Oncologico Veneto IRCCS
Fitoestrogeni ed iperplasia dell'endometrio.
(Prescrire International 2006; 15: 62-3)
I fitoestrogeni sono estratti di piante medicinali capaci di interagire con i recettori per gli estrogeni (1).
Quattro trial clinici randomizzati di breve durata (in linea di massima di scarsa qualità metodologica) hanno valutato gli effetti di alte dosi di fitoestrogeni della soia (50-100 mg/die di isoflavoni) verso placebo in donne in post-menopausa. Pur in presenza di risultati contrastanti, questi trial sembrano suggerire un leggero effetto preventivo sulle vampate di calore (al meglio, circa 2 episodi evitati a settimana). Poche sono però le conoscenze sui rischi connessi con l'uso prolungato di alte dosi di fitoestrogeni, soprattutto per quanto riguarda il rischio di tromboembolismo e di neoplasie a carico della mammella e dell'endometrio (effetti noti degli estrogeni).
Un trial randomizzato in doppio-cieco, condotto in Italia, ha valutato l'impatto a lungo termine dei fitoestrogeni sull'endometrio (2). Questo è stato il primo trial volto a stabilire gli effetti a lungo termine dei fitoestrogeni. Sono state reclutate 376 donne in post-menopausa non isterectomizzate e randomizzate in un gruppo trattato con un prodotto a base di soia contenente 150 mg/die di isoflavone ed in un gruppo placebo. Le donne sono state sottoposte a biopsia dell'endometrio al momento dell'arruolamento, dopo 30 mesi e dopo 5 anni di trattamento. La biopsia dopo 5 anni è stata eseguita in 319 donne. È stata riscontrata iperplasia dell'endometrio nel 3.8% delle donne trattate con il prodotto a base di soia, ma in nessuna delle donne del gruppo placebo (p |
NOTE VARIE E STORICHE...| Il nome Angelica archangelica L. deriva dal latino medievale e dalla tradizione secondo cui la pianta sarebbe stata rivelata agli uomini dall’arcangelo Michele come rimedio protettivo durante le epidemie di peste. Per questo motivo venne considerata per secoli una “radice angelica” o “erba degli angeli”.
Nel Medioevo europeo era una delle piante più importanti della medicina monastica e veniva coltivata nei giardini officinali di abbazie e conventi insieme a salvia, melissa e ruta.
Durante le epidemie di peste e infezioni contagiose si usavano radici e semi di angelica come amuleti aromatici, fumigazioni o ingredienti di elisir protettivi, pur senza reale validazione scientifica moderna di tali usi.
In Islanda medievale Angelica archangelica L. era considerata una risorsa alimentare così preziosa che alcune leggi locali regolavano i diritti di raccolta e proprietà delle aree dove cresceva spontaneamente.
I giovani fusti canditi di angelica erano un ingrediente molto apprezzato nella pasticceria aristocratica europea tra XVII e XIX secolo, specialmente in Francia e Inghilterra.
La specie è uno degli aromi botanici tradizionalmente più importanti nella produzione del gin e di numerosi liquori monastici e digestivi europei.
L’aroma caratteristico dell’angelica è considerato uno dei più complessi nel panorama officinale europeo, con note muschiate, resinose, erbacee e balsamiche molto persistenti.
La pianta possiede una notevole imponenza morfologica e può raggiungere oltre due metri di altezza in condizioni favorevoli.
Angelica archangelica L. deve essere distinta con attenzione da altre Apiaceae spontanee tossiche, poiché esistono specie morfologicamente simili potenzialmente pericolose o letali.
La presenza di furanocumarine fototossiche rese storicamente nota la capacità della pianta di provocare dermatiti e irritazioni cutanee dopo esposizione al sole in soggetti sensibili.
In diverse tradizioni popolari nord-europee la pianta era considerata protettiva contro spiriti maligni, malattie e influenze negative, assumendo anche un ruolo rituale e simbolico oltre che medicinale. |
Ricerche di articoli scientifici su Angelica Archangelica L.
Bibliografia relativa a principi attivi| European Medicines Agency, Assessment report on Angelica archangelica L. radix, 2015 World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants, Angelica archangelica radix, various editions ESCOP Monographs, Angelicae radix, The Scientific Foundation for Herbal Medicinal Products, various editions Bradley PR, British Herbal Compendium Volume 1, Angelica archangelica, 1992 Wichtl M, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Angelica archangelica, 2004 Sarker SD, Nahar L, Natural Medicine: The Genus Angelica, Current Medicinal Chemistry, 2004 Bisset NG, Wichtl’s Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Medpharm Scientific Publishers, various editions Sigurdsson S, Gudbjarnason S, Franzson L, Chemical composition of the essential oil of Angelica archangelica, Planta Medica, 1985 Fraternale D, Ricci D, Flamini G, Giomaro G, Volatile profiles of redangelica and cultivated Angelica archangelica essential oils, Natural Product Communications, 2014 Appendino G, Pollastro F, Verotta L, Ballero M, Romano A, Wyrembek P, Polyacetylenes from the roots of Angelica archangelica, Journal of Natural Products, 2004 |
Bibliografia relativa a proprietà e indicazioni| European Medicines Agency, Assessment report on Angelica archangelica L. radix, 2015 European Medicines Agency, Community herbal monograph on Angelica archangelica L. radix, 2015 World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants, Angelica archangelica radix, various editions ESCOP Monographs, Angelicae radix, The Scientific Foundation for Herbal Medicinal Products, various editions Wichtl M, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Angelica archangelica, 2004 Sarker SD, Nahar L, Natural Medicine: The Genus Angelica, Current Medicinal Chemistry, 2004 Bradley PR, British Herbal Compendium Volume 1, Angelica archangelica, 1992 Barnes J, Anderson LA, Phillipson JD, Herbal Medicines, Pharmaceutical Press, various editions Duke JA, Handbook of Medicinal Herbs, Angelica archangelica, 2002 Fraternale D, Ricci D, Flamini G, Giomaro G, Volatile profiles of redangelica and cultivated Angelica archangelica essential oils, Natural Product Communications, 2014 |
Bibliografia relativa a estratti e integratori| European Medicines Agency, Assessment report on Angelica archangelica L. radix, 2015 European Medicines Agency, Community herbal monograph on Angelica archangelica L. radix, 2015 World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants, Angelica archangelica radix, various editions ESCOP Monographs, Angelicae radix, The Scientific Foundation for Herbal Medicinal Products, various editions Wichtl M, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Angelica archangelica, 2004 Sarker SD, Nahar L, Natural Medicine: The Genus Angelica, Current Medicinal Chemistry, 2004 Bradley PR, British Herbal Compendium Volume 1, Angelica archangelica, 1992 Barnes J, Anderson LA, Phillipson JD, Herbal Medicines, Pharmaceutical Press, various editions Duke JA, Handbook of Medicinal Herbs, Angelica archangelica, 2002 Fraternale D, Ricci D, Flamini G, Giomaro G, Volatile profiles of redangelica and cultivated Angelica archangelica essential oils, Natural Product Communications, 2014 |
Bibliografia relativa a tisane e composizioni| European Medicines Agency, Assessment report on Angelica archangelica L. radix, 2015 European Medicines Agency, Community herbal monograph on Angelica archangelica L. radix, 2015 World Health Organization, WHO Monographs on Selected Medicinal Plants, Angelica archangelica radix, various editions ESCOP Monographs, Angelicae radix, The Scientific Foundation for Herbal Medicinal Products, various editions Wichtl M, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Angelica archangelica, 2004 Bradley PR, British Herbal Compendium Volume 1, Angelica archangelica, 1992 Sarker SD, Nahar L, Natural Medicine: The Genus Angelica, Current Medicinal Chemistry, 2004 Barnes J, Anderson LA, Phillipson JD, Herbal Medicines, Pharmaceutical Press, various editions Duke JA, Handbook of Medicinal Herbs, Angelica archangelica, 2002 Bisset NG, Wichtl’s Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Medpharm Scientific Publishers, various editions |
Bibliografia relativa a preparazioni alcoliche| Monograph on *Angelica archangelica* L. radix – Commissione di fitoterapia BfArM Angelica archangelica: aromatic herb for functional digestive support – review of phytochemistry and applications European Medicines Agency assessment report on *Angelica archangelica* – scientific overview and herbal quality standards Angelica archangelica L. root extract and its application in traditional and complementary medicine – phytotherapeutic review Herbal formulations and alcoholic extracts: methods and safety with aromatic plant roots A comprehensive review of digestive tonics based on supplementary herbs including Angelica species |
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