APPROFONDIMENTO SU PIANTE ADATTOGENE ED IMMUNOSTIMOLANTI...
| PIANTE ADATTOGENE ED IMMUNOSTIMOLANTI
Presso tutte le culture e nelle medicine tradizionali di ogni angolo del globo troviamo delle piante adattogene, cioè delle specie vegetali in grado di aumentare la resistenza dell'organismo a stress endogeni ed esogeni, migliorando la performance fisica e mentale, in risposta a stimoli di natura fisica, chimica e biologica.
Il termine adattogeno viene infatti dal vocabolo latino adaptare e da quello greco genes (prodotto da) e fu coniato nel 1947 dallo scienziato russo N.V. Lazarev; nel 1969 Brekhman e Dardymov stabilirono dei criteri specifici affinché una droga vegetale possa definirsi adattogena.
L'effetto di queste piante si affianca alla risposta fisiologica che già di per sé l'organismo mette in opera quando soggetto ad uno stimolo che ne turbi l'equilibrio biologico, al fine di ristabilire prontamente l'omeostasi; tali risposte sono di carattere prevalentemente ormonale, cioè con effetti transitori, ma esistono anche vere e proprie modificazioni funzionali o morfologiche che si generano nelle persone sottoposte frequentemente a stress (per es. negli atleti sottoposti a molte ore di allenamento quotidiano) o che si sono evolute in alcune etnie nel corso di milioni di anni in risposta all'ambiente (per es.: la variazione del colore della pelle in funzione dell'esposizione ai raggi solari o le maggiori dimensioni della gabbia toracica delle popolazioni andine, costrette a vivere sopra i 4000 mt, dove l'ossigeno scarseggia).
Le piante adattogene non corrispondono a nessuna categoria della farmacologia classica e meno ancora hanno corrispettivi nei farmaci di sintesi: nella maggior parte dei casi, infatti, esse sono aspecifiche, agendo su differenti organi o tessuti bersaglio e provocando, nell'insieme, una risposta adattogena; ciò è dovuto al fatto che il fitocomplesso spesso si compone di principi attivi di svariata natura chimica, che sono però sinergici. Il meccanismo d'azione delle droghe
adattogene è generalmente assai complicato e non sempre ancor ben compreso.
Molte droghe adattogene hanno anche azione antimicrobica ed immunostimolante, in tal modo
contribuendo a migliorare le difese dell'organismo contro agenti eziologici esterni; altre hanno dimostrato di avere interessanti e promettenti effetti antitumorali, su cui la ricerca sta ora indagando.
Altre ancora hanno azione prevalentemente nootropa (dal Greco noos=mente, e tropein=sorvegliare), cioè migliorano la performance mentale e l'umore; alla classe delle droghe nootrope
appartengono tutte le piante contenenti metilxantine (caffeina e derivati), che sono più propriamente degli stimolanti e che saranno oggetto di una scheda a parte.
Infine sono state incluse in questa scheda delle piante meramente immunostimolanti dato che,
funzionalmente, sono simili a quelle adattogene, ovvero servono ad aiutare l'organismo a sviluppare una linea difensiva contro gli attacchi esterni.
Proprio per la loro caratteristica di migliorare le risposte dell'organismo, l'utilizzo di droghe adattogene non è necessariamente circoscritto a stati patologici, ma rientra piuttosto nel campo del benessere e della prevenzione (alcune risultano per esempio assai utili per aiutare a prevenire, durante la stagione invernale, le malattie da raffreddamento). Naturalmente sono anche molto utili negli stati di convalescenza ed in generale di astenia.
[Tratto da EPO S.r.l. ISTITUTO FARMOCHIMICO FITOTERAPICO http://www.eposrl.com/eposrl/] |
NOTE VARIE E STORICHE...| È una specie originaria dell’Amazzonia e delle regioni centrali del Brasile, appartenente alla famiglia Amaranthaceae.
Il nome Pfaffia è dedicato al botanico tedesco Christian Pfaff, mentre paniculata si riferisce alla disposizione a pannocchia delle infiorescenze.
Il termine popolare “suma” deriva probabilmente da lingue indigene amazzoniche e viene spesso interpretato come “per tutto” o “buona per ogni cosa”, a indicare il suo ruolo di rimedio universale nella medicina tradizionale.
Storia d’uso tradizionale
Le popolazioni indigene brasiliane utilizzavano la radice come tonico generale, per recuperare energia dopo malattie o sforzi prolungati.
Era considerata una pianta capace di rafforzare il corpo e lo spirito, usata in decotti durante periodi di stress fisico, carestia o cambiamenti stagionali.
Il Suma è usato come "rimedio per tutto" ovvero come panacea dalle popolazioni dell'America centrale e meridionale dove ne crescono oltre 50 specie. La sua capacità di incrementare il tono muscolare, aumentare la resistenza agli stress e fatica, avere un'azione immunostimolante, producono un effetto benefico generalizzato sull'intero organismo.
In alcune tradizioni locali veniva impiegata come afrodisiaco e come rimedio per aumentare la fertilità e la vitalità sessuale.
Curiosità etnobotaniche
È soprannominata “ginseng brasiliano”, pur non avendo alcuna parentela botanica con il vero ginseng asiatico o americano; il nome deriva esclusivamente dalla somiglianza funzionale percepita negli effetti tonici e adattogeni.
A differenza del ginseng asiatico, Pfaffia paniculata è priva di caffeina e alcaloidi stimolanti, caratteristica che la rende tradizionalmente più adatta a un uso prolungato.
In alcune comunità rurali la radice veniva masticata fresca o aggiunta a bevande fermentate locali come rinforzante.
Introduzione nella fitoterapia moderna
È entrata nella fitoterapia occidentale soprattutto a partire dagli anni ’60–’70, quando ricercatori brasiliani e giapponesi iniziarono a studiarne i costituenti chimici.
Ha attirato interesse scientifico durante ricerche su piante amazzoniche con potenziale attività adattogena, antiossidante e immunomodulante.
In Giappone e negli Stati Uniti è stata commercializzata come integratore alimentare già negli anni ’80, spesso in formulazioni toniche.
Aspetti botanici e agricoli
È una pianta erbacea perenne che può raggiungere anche 1–2 metri di altezza.
La parte utilizzata è quasi esclusivamente la radice tuberosa, che può impiegare diversi anni per raggiungere una dimensione ottimale.
La raccolta tradizionale avveniva a mano; oggi è coltivata anche in sistemi agricoli controllati per evitare il sovrasfruttamento delle popolazioni spontanee.
Curiosità scientifiche
I principali composti studiati sono saponine triterpeniche, spesso chiamate pfaffosidi, che hanno contribuito alla reputazione adattogena della pianta.
Alcuni studi preliminari hanno attirato attenzione per il possibile ruolo della pianta in ricerche oncologiche e immunologiche, aumentando l’interesse internazionale verso questa specie.
Nonostante la fama popolare di “panacea”, la ricerca moderna tende a ridimensionare tali affermazioni, distinguendo chiaramente tra uso tradizionale e evidenze sperimentali.
Aspetti culturali
In Brasile, Pfaffia paniculata è considerata parte del patrimonio etnobotanico amazzonico, spesso citata insieme ad altre piante simbolo come guaranà e catuaba.
È spesso menzionata in testi divulgativi come esempio di conoscenza indigena successivamente studiata dalla scienza moderna. |
Ricerche di articoli scientifici su Pfaffia Paniculata (Martius) Kuntze
|