PIANTA MELLIFERA PRIMARIA o MONOFLORALE...| Medicago sativa L., comunemente nota come erba medica o alfalfa, è una specie mellifera di buon interesse apistico. Le sue infiorescenze producono nettare e polline visitati da numerose specie di api, sebbene la particolare conformazione del fiore renda l'impollinazione più complessa rispetto ad altre piante mellifere.
La produzione di un miele monoflorale di erba medica è possibile ma relativamente rara. È più frequente in vaste aree agricole dove la coltivazione della specie occupa superfici estese e dove la fioritura è sufficientemente abbondante da dominare le fonti nettarifere disponibili.
Il miele di erba medica è prodotto soprattutto in alcune regioni del Nord America, in particolare negli Stati Uniti e in Canada, dove le grandi coltivazioni favoriscono raccolti monoflorali commercialmente riconoscibili.
Il colore è generalmente molto chiaro, variando dal quasi incolore all'ambra molto chiaro, talvolta con sfumature giallo paglierino.
L'aroma è delicato e fine, con note floreali leggere, vegetali e talvolta erbacee. Risulta generalmente meno intenso rispetto a molti altri mieli monoflorali.
Il sapore è dolce, morbido e poco persistente, con un profilo gustativo equilibrato e privo di marcate note amare o resinose. Questa caratteristica lo rende particolarmente apprezzato dai consumatori che preferiscono mieli delicati.
La cristallizzazione avviene generalmente in tempi medio-rapidi. Una volta cristallizzato, il miele assume una consistenza fine e cremosa con colorazione più chiara rispetto allo stato liquido.
Dal punto di vista compositivo, il miele di erba medica non presenta caratteristiche terapeutiche specifiche universalmente riconosciute che lo distinguano nettamente da altri mieli monoflorali, ma contribuisce all'apporto di zuccheri naturali, composti aromatici e sostanze antiossidanti tipiche del miele.
Favorisce Bifidobacterium nell'intestino (J Food Sci, 2021)
Buono per anemia lieve: 1 cucchiaino al giorno (+ succo di limone per aumentare l'assorbimento di Fe) e reflusso gastrico: Sciolto in latte freddo (effetto tampone)
In Canada è usato per produrre idromele premium
Le api lo producono principalmente da fiori viola (più ricchi di nettare) |
USO ALIMENTARE...| Le foglie giovani e soprattutto i germogli di Medicago sativa L. rappresentano la parte più utilizzata in ambito alimentare. I germogli freschi sono consumati crudi in insalate, panini, piatti freddi e preparazioni vegetariane grazie alla consistenza croccante e al sapore delicato leggermente erbaceo.
I germogli possono essere aggiunti a insalate miste, verdure crude, piatti a base di cereali e legumi, contribuendo ad arricchire il contenuto nutrizionale della preparazione.
Le foglie giovani possono essere consumate crude in piccole quantità oppure cotte come altre verdure a foglia. In alcune tradizioni alimentari vengono aggiunte a minestre, zuppe, frittate e preparazioni a base di ortaggi.
La polvere ottenuta dalle parti aeree essiccate viene talvolta impiegata come ingrediente nutraceutico in frullati, bevande vegetali, succhi, estratti e prodotti destinati all'integrazione alimentare.
In alcuni paesi vengono utilizzati concentrati di succo di erba medica come ingredienti di alimenti funzionali e preparazioni dietetiche.
I germogli possiedono un sapore delicato, fresco e vegetale che si abbina facilmente a lattughe, cetrioli, pomodori, avocado, formaggi freschi e preparazioni a base di cereali integrali.
Nella cucina salutistica contemporanea l'erba medica è apprezzata soprattutto per il contenuto di vitamine, minerali, carotenoidi, proteine vegetali e altri fitocomposti presenti nei germogli e nelle parti verdi giovani.
Dal punto di vista gastronomico il suo ruolo è principalmente quello di ingrediente nutrizionale e decorativo piuttosto che di aromatizzante, poiché il sapore è generalmente tenue e poco dominante rispetto ad altre erbe alimentari.
Per motivi di sicurezza alimentare i germogli crudi devono provenire da produzioni controllate e igienicamente sicure, poiché come altri germogli commestibili possono essere soggetti a contaminazioni microbiologiche durante la germinazione. |
Vedi anche Ricette con erbe officinali e
Ricette vegetariane
APPROFONDIMENTO SU PIANTE AD AZIONE FITOESTROGENICA E ANTIANDROGENA...
| PIANTE AD AZIONE FITOESTROGENICA E ANTIANDROGENA
In virtù della loro azione estrogenica alcune piante si dimostrano efficaci nell'impiego terapeutico per le turbe legate a un'insufficienza ovarica, per sindromi deficitarie dopo isterectomia e ovariectomia, per turbe mestruali della pubertà e per alcune manifestazioni fastidiose che caratterizzano la manifestazioni funzionali della menopausa come vampate di calore, turbe dell'umore, secchezza della mucosa vaginale, ecc. e per la sindrome premestruale.
Alcuni inconvenienti, come per es. le vampate, hanno una stretta relazione con l'ormone ipofisario; altri invece, come prurito, infiammazione pelvica e secchezza vaginale, sono relativi alla caduta del tasso ematico di estrogeni e possono migliorare con l'utilizzo di queste piante. In questi casi la fitoterapia rappresenta una terapia attiva e/o complementare alla terapia ormonale classica.
Le piante estrogeniche e progesterone-like sono: Angelica, Aletris, Erba medica, Salvia, Luppolo, Ginseng, Alchemilla, Verbena, Salsapariglia, Soia, Kudzu, Cimicifuga; l'Ortica ha azione antiandrogena e la Cimicifuga è attiva sulla secrezione dell'ormone ipofisario. L'Agnocasto aumenta la produzione dell'ormone luteinizzante, inibisce il rilascio dell'ormone che stimola il follicolo, portando ad uno spostamento del rapporto a favore degli estrogeni rispetto ai gestageni, producendo effetti ormonali utilizzati contro disturbi connessi alla menopausa; inoltre, sperimentalmente, inibisce la secrezione della prolattina, risultando efficace sia nella sindrome premestruale che nella iperprolattinemia.
Tratto da: Enrica Campanini "Dizionario di fitoterapia e piante medicinali"; A.Y. Leung & S. Foster "Enciclopedia delle piante medicinali"; Fabio Firenzuoli "Le 100 erbe della salute"
Fitoestrogeni e trattamenti ormonali: legami pericolosi
Il ricorso ai fitoestrogeni va evitato nelle donne con tumore della mammella e affette da deprivazione ormonale da ormonoterapia.
Le donne con carcinoma della mammella positivo per i recettori degli estrogeni devono evitare di ricorrere ai fitoestrogeni nel tentativo di ridurre gli effetti da deprivazione ormonale causati dalla ormonoterapia in atto. Il 70% circa dei carcinomi della mammella esprime recettori per gli estrogeni. Questo dato è alla base della terapia adiuvante con farmaci che riducono la stimolazione di questi recettori quali il tamoxifene e derivati e gli inibitori delle aromatasi. L'ormonoterapia di per sé causa però numerosi effetti collaterali da deprivazione ormonale. I sintomi meno tollerati sono la secchezza delle mucose e la sindrome vasomotoria (le cosiddette vampate), oltre alle manifestazioni legate al lungo trattamento (artralgie, tipicamente causate dagli inibitori delle aromatasi, osteoporosi, ipertensione, alterazioni del metabolismo lipidico). Nelle donne in menopausa, è diventata popolare l'assunzione di integratori alimentari, contenenti principalmente derivati della soia o del trifoglio rosso, nell'ipotesi che abbiano un'azione di contrasto sui sintomi della menopausa. Gli estratti di queste piante contengono infatti fitoestrogeni, e in particolare isoflavoni (genisteina, daidzeina e gliciteina dalla soia e biocanina A e formononetina dal trifoglio), sostanze che hanno una blanda azione sia estrogenica sia antiestrogenica. Queste caratteristiche hanno suggerito la loro indicazione anche alle donne in trattamento con tamoxifene o inibitori dell'aromatasi, suscitando allarme negli oncologi che ritengono tale pratica incongrua e rischiosa. Negli animali di laboratorio si è infatti dimostrato uno stimolo dose-dipendente da fitoestrogeni nella crescita di cellule tumorali umane della mammella estrogeno-sensibili (CMF-7) [1]. In modelli analoghi risulta anche abrogata la prevenzione del tamoxifene alla crescita tumorale [2]. A seguito della diffusione di tale pratica sono stati condotti due studi per verificare l'efficacia di integratori a base di soia (90-150 mg/die di isoflavoni) in pazienti sintomatiche per deprivazione ormonale (vampate diurne e notturne) [3,4]. Le pazienti, trattate per carcinoma della mammella e molte in trattamento con tamoxifene o raloxifene, sono state randomizzate in doppio cieco a ricevere il trattamento con isoflavoni o placebo. In nessuno dei due studi si sono rilevate differenze statisticamente significative nella sintomatologia, anche quando stratificate a ricevere tamoxifene. Per cui gli isoflavoni non sembrano ridurre la sintomatologia legata alla terapia ormonale e potrebbero invece avere un'attività di stimolo sulla crescita tumorale. Secondo alcuni lavori scientifici, le popolazioni asiatiche sarebbero meno esposte al rischio di carcinoma della mammella per l'elevata ingestione di derivati della soia: questa osservazione è di difficile interpretazione epidemiologica e non può essere trasferita alle popolazioni occidentali né ad altri effetti ormonali degli isoflavoni [5,6]. Tali sostanze, quindi, vanno utilizzate con molta cautela da parte delle donne con carcinoma della mammella e solo se con recettori ormonali negativi. I medici che hanno pazienti in trattamento con tamoxifene o inibitori delle aromatasi dovrebbero vigilare e sconsigliare l'uso di prodotti a elevato titolo di fitoestrogeni, anche perché molti degli integratori alimentari in commercio rimandano a siti Internet nei quali sono rivendicati effetti terapeutici non dimostrati, sostenuti con letteratura di parte o mal interpretata.
Bibliografia:
J Nutr 2001;131:2957-62.
Cancer Res 2005;65:879-86.
J Clin Oncol 2002;15:1449-55.
J Clin Oncol 2000;18:1068-74.
J Epidemiol 2010;20:83-9.
Nutr J 2008;7:17. CDI
Palozzo A.C., Falci C., Zovato S.
Istituto Oncologico Veneto IRCCS
Fitoestrogeni ed iperplasia dell'endometrio.
(Prescrire International 2006; 15: 62-3)
I fitoestrogeni sono estratti di piante medicinali capaci di interagire con i recettori per gli estrogeni (1).
Quattro trial clinici randomizzati di breve durata (in linea di massima di scarsa qualità metodologica) hanno valutato gli effetti di alte dosi di fitoestrogeni della soia (50-100 mg/die di isoflavoni) verso placebo in donne in post-menopausa. Pur in presenza di risultati contrastanti, questi trial sembrano suggerire un leggero effetto preventivo sulle vampate di calore (al meglio, circa 2 episodi evitati a settimana). Poche sono però le conoscenze sui rischi connessi con l'uso prolungato di alte dosi di fitoestrogeni, soprattutto per quanto riguarda il rischio di tromboembolismo e di neoplasie a carico della mammella e dell'endometrio (effetti noti degli estrogeni).
Un trial randomizzato in doppio-cieco, condotto in Italia, ha valutato l'impatto a lungo termine dei fitoestrogeni sull'endometrio (2). Questo è stato il primo trial volto a stabilire gli effetti a lungo termine dei fitoestrogeni. Sono state reclutate 376 donne in post-menopausa non isterectomizzate e randomizzate in un gruppo trattato con un prodotto a base di soia contenente 150 mg/die di isoflavone ed in un gruppo placebo. Le donne sono state sottoposte a biopsia dell'endometrio al momento dell'arruolamento, dopo 30 mesi e dopo 5 anni di trattamento. La biopsia dopo 5 anni è stata eseguita in 319 donne. È stata riscontrata iperplasia dell'endometrio nel 3.8% delle donne trattate con il prodotto a base di soia, ma in nessuna delle donne del gruppo placebo (p |
NOTE VARIE E STORICHE...| Medicago sativa L. è una delle più antiche piante coltivate dall'uomo e viene considerata una delle specie foraggere più importanti della storia agricola mondiale.
Il nome del genere Medicago deriva dall'antica Media, regione storica corrispondente a parte dell'attuale Iran, da cui la pianta sarebbe stata introdotta nel bacino del Mediterraneo durante l'antichità.
Il termine sativa significa "coltivata" e riflette la lunga storia di domesticazione della specie.
L'erba medica era già conosciuta e coltivata dai Persiani molti secoli prima dell'era cristiana. Attraverso le campagne militari e i commerci si diffuse successivamente in Grecia, nell'Impero Romano e nel resto dell'Europa.
Gli antichi Greci la consideravano particolarmente preziosa come foraggio per i cavalli, contribuendo alla sua diffusione nelle regioni mediterranee.
La specie possiede un apparato radicale molto sviluppato che può raggiungere diversi metri di profondità, consentendole di resistere meglio alla siccità rispetto a molte altre colture erbacee.
Come molte leguminose vive in simbiosi con batteri azotofissatori del genere Sinorhizobium, capaci di trasformare l'azoto atmosferico in forme utilizzabili dalla pianta. Questa caratteristica ne ha fatto una coltura fondamentale per il miglioramento della fertilità dei terreni agricoli.
Per il suo elevato valore nutritivo viene spesso definita la "regina delle foraggere" nell'agronomia moderna.
I germogli di erba medica sono diventati particolarmente popolari nell'alimentazione salutistica occidentale a partire dagli anni Sessanta e Settanta del Novecento, quando iniziarono a diffondersi le diete naturali e vegetariane.
Dal punto di vista fitochimico rappresenta una delle specie vegetali più studiate per il contenuto di saponine, fitoestrogeni, carotenoidi, vitamine e composti fenolici.
La presenza di L-canavanina, un amminoacido non proteico presente soprattutto nei semi e nei germogli, ha attirato notevole interesse scientifico sia per gli effetti biologici sia per le implicazioni tossicologiche osservate in particolari condizioni.
Nella tradizione popolare di numerosi paesi l'erba medica è stata considerata un alimento fortificante più che una vera pianta medicinale.
Oltre all'impiego agricolo e alimentare, la specie riveste una notevole importanza ecologica come risorsa nettarifera e pollinifera per api e altri insetti impollinatori.
Attualmente Medicago sativa L. è coltivata in tutti i continenti abitati ed è considerata una delle colture foraggere economicamente più rilevanti a livello mondiale. |
Ricerche di articoli scientifici su Medicago sativa L.
Bibliografia relativa a principi attivi| Oleszek Wiesław, Alfalfa Saponins: Chemistry, Biological Activity and Chemotaxonomy, Advances in Experimental Medicine and Biology, 1996Malinow M. R., McLaughlin P., Stafford C., Livingston A. L., Alfalfa Saponins and Cholesterol Metabolism in Humans, American Journal of Clinical Nutrition, 1980Bora Kshirod Kumar, Sharma Anupam, Phytochemical and Pharmacological Potential of Medicago sativa: A Review, Pharmaceutical Biology, 2011Rafiq Muhammad, Ahmad Mubashar, Phytochemistry, Ethnomedicinal Uses and Pharmacological Profile of Medicago sativa L., Journal of Herbal Medicine, 2018Francis George, Kerem Zohar, Makkar Harinder P. S., Becker Klaus, The Biological Action of Saponins in Animal Systems: A Review, British Journal of Nutrition, 2002Hong Yong-Han, Chao Wen-Wah, Chen Mei-Ling, Lin Bi-Fong, Ethyl Acetate Extract of Alfalfa Sprouts Inhibits Lipopolysaccharide-Induced Inflammation in Vitro and in Vivo, Journal of Biomedical Science, 2009Bingham Stephen A., Atkinson Christopher, Liggins Jane, Bluck Les, Coward Alison, Phyto-oestrogens: Where Are We Now, British Journal of Nutrition, 1998Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, Second Edition, CRC Press, 2002Oomah B. Dave, Alfalfa as a Functional Food and Nutraceutical Source, Food Research International, 2008Mielmann Annette, Phytochemicals and Antioxidant Activity of Medicago sativa L., South African Journal of Science, 2013Basch Ethan, Ulbricht Catherine, Kuo Grace, Szapary Peter, Smith Michael, Therapeutic Applications of Alfalfa, Journal of Herbal Pharmacotherapy, 2003Newall Carol A., Anderson Linda A., Phillipson J. David, Herbal Medicines: A Guide for Health-Care Professionals, Pharmaceutical Press, 1996Bruneton Jean, Pharmacognosy, Phytochemistry, Medicinal Plants, Lavoisier Publishing, 2009Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Medpharm Scientific Publishers, 2004 |
Bibliografia relativa a proprietà e indicazioni| Basch Ethan, Ulbricht Catherine, Kuo Grace, Szapary Peter, Smith Michael, Therapeutic Applications of Alfalfa (Medicago sativa L.), Journal of Herbal Pharmacotherapy, 2003Malinow M. R., McLaughlin P., Stafford C., Livingston A. L., Alfalfa Saponins and Cholesterol Metabolism in Humans, American Journal of Clinical Nutrition, 1980Oleszek Wiesław, Alfalfa Saponins: Chemistry, Biological Activity and Chemotaxonomy, Advances in Experimental Medicine and Biology, 1996Bora Kshirod Kumar, Sharma Anupam, Phytochemical and Pharmacological Potential of Medicago sativa: A Review, Pharmaceutical Biology, 2011Rafiq Muhammad, Ahmad Mubashar, Phytochemistry, Ethnomedicinal Uses and Pharmacological Profile of Medicago sativa L., Journal of Herbal Medicine, 2018Hong Yong-Han, Chao Wen-Wah, Chen Mei-Ling, Lin Bi-Fong, Ethyl Acetate Extract of Alfalfa Sprouts Inhibits Lipopolysaccharide-Induced Inflammation in Vitro and in Vivo, Journal of Biomedical Science, 2009Oomah B. Dave, Alfalfa as a Functional Food and Nutraceutical Source, Food Research International, 2008Mielmann Annette, Phytochemicals and Antioxidant Activity of Medicago sativa L., South African Journal of Science, 2013Bingham Stephen A., Atkinson Christopher, Liggins Jane, Bluck Les, Coward Alison, Phyto-oestrogens: Where Are We Now, British Journal of Nutrition, 1998Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, Second Edition, CRC Press, 2002 |
Bibliografia relativa a estratti e integratori| Basch Ethan, Ulbricht Catherine, Kuo Grace, Szapary Peter, Smith Michael, Therapeutic Applications of Alfalfa (Medicago sativa L.), Journal of Herbal Pharmacotherapy, 2003Bora Kshirod Kumar, Sharma Anupam, Phytochemical and Pharmacological Potential of Medicago sativa: A Review, Pharmaceutical Biology, 2011Rafiq Muhammad, Ahmad Mubashar, Phytochemistry, Ethnomedicinal Uses and Pharmacological Profile of Medicago sativa L., Journal of Herbal Medicine, 2018Oleszek Wiesław, Alfalfa Saponins: Chemistry, Biological Activity and Chemotaxonomy, Advances in Experimental Medicine and Biology, 1996Malinow M. R., McLaughlin P., Stafford C., Livingston A. L., Alfalfa Saponins and Cholesterol Metabolism in Humans, American Journal of Clinical Nutrition, 1980Oomah B. Dave, Alfalfa as a Functional Food and Nutraceutical Source, Food Research International, 2008Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, Second Edition, CRC Press, 2002Bruneton Jean, Pharmacognosy Phytochemistry Medicinal Plants, Lavoisier Publishing, 2009Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Medpharm Scientific Publishers, 2004Newall Carol A., Anderson Linda A., Phillipson J. David, Herbal Medicines A Guide for Health-Care Professionals, Pharmaceutical Press, 1996 |
Bibliografia relativa a tisane e composizioni| Basch Ethan, Ulbricht Catherine, Kuo Grace, Szapary Peter, Smith Michael, Therapeutic Applications of Alfalfa (Medicago sativa L.), Journal of Herbal Pharmacotherapy, 2003Bora Kshirod Kumar, Sharma Anupam, Phytochemical and Pharmacological Potential of Medicago sativa: A Review, Pharmaceutical Biology, 2011Rafiq Muhammad, Ahmad Mubashar, Phytochemistry, Ethnomedicinal Uses and Pharmacological Profile of Medicago sativa L., Journal of Herbal Medicine, 2018Oomah B. Dave, Alfalfa as a Functional Food and Nutraceutical Source, Food Research International, 2008Oleszek Wiesław, Alfalfa Saponins: Chemistry, Biological Activity and Chemotaxonomy, Advances in Experimental Medicine and Biology, 1996Malinow M. R., McLaughlin P., Stafford C., Livingston A. L., Alfalfa Saponins and Cholesterol Metabolism in Humans, American Journal of Clinical Nutrition, 1980Duke James A., Handbook of Medicinal Herbs, Second Edition, CRC Press, 2002Wichtl Max, Herbal Drugs and Phytopharmaceuticals, Medpharm Scientific Publishers, 2004Bruneton Jean, Pharmacognosy Phytochemistry Medicinal Plants, Lavoisier Publishing, 2009Newall Carol A., Anderson Linda A., Phillipson J. David, Herbal Medicines A Guide for Health-Care Professionals, Pharmaceutical Press, 1996 |
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