PIANTA MELLIFERA...| Il Miele di Carciofo è generalmente apprezzato per le sue qualità organolettiche particolari, che riflettono in parte la natura amara della pianta, pur essendo addolcite dagli zuccheri del nettare.
Colore: Tende ad avere un colore ambra chiaro quando è liquido, che diventa opaco, quasi beige o grigio-beige, dopo la cristallizzazione.
Cristallizzazione: È un miele che cristallizza abbastanza rapidamente, con una consistenza che può diventare fine o granulosa.
Odore: Presenta un odore intenso e persistente, che viene spesso descritto come speziato, erbaceo o che ricorda il fieno.
Sapore: Il sapore è forte, deciso e aromatico. La caratteristica principale è una nota leggermente amarognola (nonostante il miele sia dolce), bilanciata da un retrogusto che può essere speziato o vinoso. Non è amaro come l'estratto delle foglie, ma ha una nota amara distintiva. |
USO ALIMENTARE...| Le parti del Carciofo utilizzate nell'alimentazione sono principalmente tre:
Capolino (il "Fiore"): È la parte più pregiata, raccolta prima della fioritura. Si compone di:
Brattee (foglie) carnose: Le parti più tenere alla base delle brattee esterne e quelle interne sono commestibili.
Ricettacolo (il "Cuore" o "Fondo di Carciofo"): La base carnosa del capolino, considerata la parte più tenera e prelibata.
Barbetta/Fieno: La parte centrale non commestibile dei capolini più maturi (il pappo), che viene sempre eliminata.
Gambo: I gambi, soprattutto quelli più teneri e interni, possono essere pelati e cucinati, spesso aggiunti a spezzatini, frittate o sott'olio.
Cardi (o Carducci): Si tratta dei getti basali e dei germogli teneri della pianta, che vengono talvolta consumati come verdura separata, specialmente dopo la pratica dell'imbianchimento (che li rende più teneri, noti anche come "gobbi").
1. Consumo a Crudo
Il Carciofo fresco, specialmente se di varietà tenere e poco spinose (come il Romanesco o lo Spinoso di Sardegna), si presta ottimamente al consumo a crudo.
Insalata o Carpaccio: Affettato finemente e condito semplicemente con olio extra vergine d'oliva, sale, pepe e succo di limone (necessario per prevenirne l'ossidazione e annerimento). Spesso abbinato a scaglie di Grana Padano o Pecorino e menta.
Pinzimonio: I cuori teneri vengono intinti in una salsa cruda a base di olio, sale e pepe.
2. Cotture e Ricette Tradizionali
Il Carciofo è protagonista di molti piatti classici regionali italiani:
Carciofi alla Romana: Cotti interi in tegame, ripieni di un trito di aglio, mentuccia romana, sale e pepe, e stufati in olio e acqua o vino bianco.
Carciofi alla Giudia: Ricetta tradizionale romana in cui i carciofi vengono aperti per simulare una rosa, prima schiacciati e poi fritti due volte in olio bollente fino a diventare croccanti e dorati.
Saltati in Padella/Trifolati: Puliti, tagliati a spicchi e cotti velocemente in padella con aglio e prezzemolo, usati come contorno o come condimento per primi piatti.
Ripieni e Gratinati: I carciofi vengono svuotati della barbetta e farciti con pangrattato, formaggio, carne macinata o altri ingredienti, per poi essere cotti al forno.
Nei Primi Piatti: Usati per arricchire risotti, paste (tagliatelle, lasagne) o come ingrediente di minestre e vellutate.
3. Conservazione
Il Carciofo è ampiamente utilizzato anche per le conserve, in modo da goderne il sapore tutto l'anno:
Sott'olio: Capolini o fondi di carciofo marinati in aceto e poi conservati in olio.
Surgelati: Solitamente cuori o spicchi.
Creme e Paté: Utilizzato per preparare salse spalmabili o condimenti. |
Vedi anche Ricette con erbe officinali e
Ricette vegetariane
APPROFONDIMENTO SU PIANTE DEPURATIVE E DRENANTI...
| PIANTE DEPURATIVE E DRENANTI
Per combattere disordini biologici e metabolici che accompagnano certe affezioni cutanee è estremamente importante favorire l'eliminazione delle tossine da parte dell'organismo, attraverso quelli che possono essere considerati gli emuntori naturali: fegato, reni, intestino, pelle in quanto il loro funzionamento difettoso ostacola l'eliminazione delle tossine prodotte dall'organismo.
Con l'attività generalizzata sulle ghiandole emuntorie o elettiva su alcuni organi come la pelle, certe piante sono in grado di potenziarne il loro potere filtrante aumentando quindi l'eliminazione degli elementi tossici dal sangue. Non a caso la medicina popolare prescrive "cure depurative primaverili" o "depurativi del sangue" per quelle persone che soffrono di foruncolosi, acne, sfoghi della pelle, disordini epatobiliari, infiammazioni, ecc.
Le piante depurative sono associabili e sinergiche tra loro. Viola tricolore, Bardana, Dulcamara, Olivo, Carciofo, Ribes nero, Fumaria, Tarassaco, Frassino spinoso, per esempio, rinforzano a vicenda la loro azione terapeutica e sono efficaci in tutte le forme di eruzioni cutanee.
[Tratto da: Enrica Campanini "Dizionario di fitoterapia e piante medicinali"] |
NOTE VARIE E STORICHE...| Non va confuso con il Carciofo di Gerusalemme o Topinambur (Heliantus tuberosus L.). La varietà Cynara cardunculus var. sylvestris Lam. è il Cardo selvatico.
Cynara scolymus L., comunemente noto come carciofo, ha origini antiche nel bacino del Mediterraneo ed è ritenuto derivare da forme selvatiche di Cynara cardunculus già note alle civiltà greca e romana, dove veniva apprezzato sia come alimento sia per le sue proprietà digestive e epatobiliari.
Nel mondo romano il carciofo era considerato un cibo pregiato e afrodisiaco, tanto da essere riservato alle classi più elevate; Plinio il Vecchio ne descriveva l’uso alimentare e medicinale nelle sue opere naturalistiche.
Durante il Medioevo e il Rinascimento la coltivazione del carciofo si diffuse in Italia, in particolare nelle regioni centrali e meridionali, e da qui fu introdotto in Francia e successivamente nel resto d’Europa; Caterina de’ Medici contribuì alla sua diffusione alla corte francese.
Dal punto di vista etimologico, il termine Cynara deriva probabilmente dal greco e richiama il carattere spinoso della pianta, mentre il nome scolymus è di origine latina e veniva utilizzato per indicare piante affini con proprietà alimentari e medicinali.
Il carciofo è una delle poche piante alimentari in cui la parte consumata è un’infiorescenza immatura, caratteristica che lo distingue botanicamente da molte altre specie orticole.
Nel contesto della fitoterapia moderna, l’interesse scientifico per Cynara scolymus L. si è consolidato nel XX secolo con l’isolamento della cinarina e di altri acidi caffeilchinici, che hanno contribuito a spiegare parte delle sue attività coleretiche e ipolipidemizzanti.
In ambito agricolo e gastronomico esistono numerose varietà locali, spesso legate a denominazioni di origine, che differiscono per contenuto in composti fenolici e caratteristiche organolettiche, influenzando anche il potenziale fitoterapico.
Una curiosità biochimica riguarda il fenomeno della percezione del gusto dolce dopo il consumo di carciofo, attribuito a composti come la cinarina che modulano temporaneamente i recettori gustativi.
Contiene anche un agente coagulante il latte per la preparazione di formaggi con il quale si confeziona il caglio. |
BIBLIOGRAFIA, WEBLIOGRAFIA E ARTICOLI SCIENTIFICI SUL WEB
(Vedi anche i riferimenti nelle singole sezioni)| European Medicines Agency, Assessment report on Cynara scolymus L., 2013European Medicines Agency, Community herbal monograph on Cynara scolymus L., 2013Bruneton J., Pharmacognosy Phytochemistry Medicinal Plants, 1999Lattanzio V et al., Cynara scolymus L. as a functional food and source of nutraceutical ingredients, 2009Gebhardt R., Inhibition of cholesterol biosynthesis by artichoke extracts, 1997Wider B et al., Artichoke leaf extract for treating hypercholesterolaemia, 2013 |
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