USO ALIMENTARE...| Il Solanum melongena è una delle specie orticole più versatili della cucina mediterranea e asiatica, apprezzata per la capacità di assorbire aromi e condimenti e per la consistenza carnosa del frutto dopo cottura.
Dal punto di vista culinario viene utilizzato esclusivamente il frutto maturo, che deve essere sottoposto a cottura per migliorarne digeribilità e sicurezza alimentare. Le tecniche più comuni includono grigliatura, frittura, cottura al forno, stufatura e arrosto, ciascuna delle quali modifica profondamente la texture e il profilo aromatico.
Nella tradizione italiana è protagonista di preparazioni come parmigiana, caponata e melanzane ripiene, mentre in ambito mediterraneo più ampio compare in piatti come moussaka e imam bayıldı. In Asia è frequentemente impiegato in curry, saltati in padella e preparazioni fermentate.
Una pratica diffusa è la salatura preventiva delle fette crude, finalizzata a ridurre il contenuto di acqua e a modificare la componente amarognola, sebbene le varietà moderne presentino livelli ridotti di composti responsabili dell’amaro rendendo questa tecnica meno necessaria.
Dal punto di vista nutrizionale, la melanzana è caratterizzata da un basso contenuto calorico e da una discreta presenza di composti fenolici, in particolare nella buccia, che contribuiscono alle proprietà antiossidanti; tuttavia tali caratteristiche sono rilevanti principalmente in ambito dietetico e non terapeutico.
La capacità del tessuto vegetale di assorbire lipidi durante la cottura, soprattutto nella frittura, rappresenta un aspetto tecnologico importante che influenza il valore energetico finale del piatto e la sua digeribilità.
Fra le più note varietà di melanzane consumate in Italia troviamo:
- la Black Beauty, di forma ovale e di colore viola scuro;
- la Gigante bianca di New York, dal frutto enorme, bianco sfumato di violetto con caratteristica forma a borsetta;
- la Larga Morada, di colore rosato striata di viola e dal gusto delicato;
- la Precoce di Barbentane, di forma allungata;
- la Violetta di Napoli, dalla forma allungata e dal sapore più forte e piccante;
- la Bianca ovale, pianta vigorosa e rustica adatta a vari ambienti climatici, che produce frutti di colore bianco avorio, di forma ovale, con pochi semi; è poco coltivata in Italia;
- la Tonda comune di Firenze (o 'Melanzana violetta pallida'), si è imposta sul mercato di Firenze per i suoi frutti rotondeggianti a polpa tenera, compatta e poco acida e con pochissimi semi, dalla buccia viola chiaro caratteristica;
- la Violetta lunga migliorata delle cascine, pianta vigorosa molto produttiva, dal frutto allungato, violetto un po' claviforme;
- la Violetta lunga palermitana con frutto di grande dimensioni, allungato, claviforme, di colore violetto scuro;
- la Violetta nana precoce con frutto più piccolo delle precedenti ma molto precoce.
Le melanzane rotonde sono perfette per le preparazioni che necessitano di essere cotte a fette, quelle allungate sono indicate per farle ripiene.
Al momento dell'acquisto delle melanzane bisogna far attenzione che il picciolo sia ancora attaccato, di colore verde brillante e senza parti secche; la buccia deve essere liscia e tesa priva di ammaccature, parti nere o ammuffite, e la polpa soda: la presenza di una protuberanza alla base della melanzana, indica che la polpa è compatta e con pochi semi.
Le melanzane possono essere conservate in frigorifero, nel cassetto delle verdure per 4-5 giorni (meglio se integre e con il picciolo), oppure congelate a fette dopo essere state sbollentate in acqua
Tratto da GialloZafferano
A prescindere da intolleranze alimentari che tutte le solanacee potenzialmente possono provocare, la melanzana è uno degli alimenti ideali per le diete a basso regime calorico in quanto priva di proteine, glucidi e zuccheri ma ricca di potassio, vitamine A e C, acqua, fosforo, tannino e calcio. |
Vedi anche Ricette con erbe officinali e
Ricette vegetariane
APPROFONDIMENTO SU DROGHE ATTIVE SUL FEGATO...
| DROGHE ATTIVE SUL FEGATO
Le varie patologie del fegato e della cistifellea portano a una insufficiente produzione o alterato rilascio di bile o alla formazione di calcoli nelle vie biliari oppure a una sofferenza delle cellule epatiche. Le droghe attive sui meccanismi biliari e sul fegato vengono chiamate
a) Coleretici, se producono un aumento del succo biliare e si suddividono in:- Coleretici veri, se aumentano la secrezione dei costituenti biliari (Carciofo, Curcuma, Combreto, Calendula, Melanzana, Enula, Tarassaco);- Idrocoleretici, se aumentano la secrezione del componente acquoso biliare aumentando la fluidità (Lavanda, Menta, Melissa, Timo).
b) Colaghoghi, se accelerano il deflusso dal fegato alla cistifellea o da questa nell'intestino e possono essere suddivise in:- Fluidificanti della bile, se accelerano il deflusso abbassandone la viscosità (Boldo);- Colecistocinetici, se aumentano l'escrezione della bile stimolando le contrazioni della cistifellea (Boldo, Carciofo, Rabarbaro, Tuorlo d'uovo, Olio d'oliva).
c) Protettivi o detossicanti del fegato, se contribuiscono a normalizzare la struttura delle biomembrane dell'epatocita, migliorandone la funzione (Cardo mariano, Melanzana, Rosmarino).
d) Preventivi della calcolisi biliare o epatica e da impiegarsi per l'espulsione di piccoli calcoli (microlitiasi).I calcoli possono formarsi nella cistifellea (calcolosi biliare colecistica) o, più raramente, nei condotti biliari (calcolosi biliare epatica). Il sintomo caratteristico è la colica prodotta dalle contrazioni attraverso le quali l'organismo tenta di eliminare il calcolo spingendolo nell'intestino. Le erbe utili ad azione colagoga-coleretica e fluidificante sono: Boldo, Combreto, Carciofo. Anche e soprattutto l'olio d'oliva, assunto a digiuno a dose di 1-4 cucchiai, è utile alla espulsione di piccoli calcoli. Attenzione, comunque a questo tipo di automedicazione perché in questa patologia, molto spesso è più utile non 'smuovere' il calcolo che potrebbe andare ad ostruire le vie biliari procurando una situazione risolvibile solo con trattamento chirurgico di urgenza.
[Tratto da: Marzio Pedretti "L'erborista moderno"] |
NOTE VARIE E STORICHE...| Il Solanum melongena ha un’origine asiatica, probabilmente nell’area compresa tra India e Cina, ed è stato coltivato da millenni prima di diffondersi nel bacino del Mediterraneo. La sua introduzione in Europa avvenne attraverso il mondo arabo nel Medioevo, e proprio da qui deriva il nome italiano “melanzana”, che secondo alcune interpretazioni etimologiche si collega all’espressione “mela insana”, riflesso della diffidenza iniziale verso il consumo del frutto.
Nel passato europeo la pianta era infatti considerata sospetta e potenzialmente nociva, anche per la sua appartenenza alla famiglia delle Solanaceae, che include specie tossiche. Per questo motivo per lungo tempo venne coltivata più come curiosità botanica che come alimento, soprattutto nei giardini dei monasteri e delle corti.
Una curiosità interessante riguarda la grande variabilità morfologica del frutto. Le melanzane possono assumere forme allungate, tonde, ovali e colori che vanno dal viola intenso al bianco, fino a varietà striate. In alcune regioni asiatiche esistono cultivar molto diverse da quelle europee, spesso più piccole e con buccia sottile.
Dal punto di vista culturale, la melanzana ha acquisito un ruolo simbolico in diverse cucine tradizionali. In Medio Oriente è associata a piatti complessi e rituali, mentre nel Mediterraneo è diventata un ingrediente identitario di molte preparazioni regionali, contribuendo a definire intere tradizioni gastronomiche.
Nel contesto scientifico moderno, la specie è stata oggetto di programmi di miglioramento genetico finalizzati ad aumentare il contenuto di composti fenolici come l’acido clorogenico, sia per motivi nutrizionali sia per migliorare la resistenza della pianta agli stress ambientali.
Infine, un aspetto poco noto riguarda il fatto che, a differenza di altre colture orticole, la melanzana è stata storicamente meno standardizzata a livello globale, mantenendo una notevole diversità genetica che riflette le pratiche agricole locali e le preferenze culturali delle diverse aree geografiche. |
Ricerche di articoli scientifici su Solanum melongena L
Bibliografia relativa a principi attivi| Noda Y., et al. (2000). Antioxidant activity of nasunin. *Journal of Agricultural and Food Chemistry*, 48(10), 4595-4598. Whitaker B.D., Stommel J.R. (2003). Distribution of hydroxycinnamic acid conjugates in eggplant. *Journal of the American Society for Horticultural Science*, 128(6), 704-710. European Food Safety Authority (2011). Safety of eggplant glycoalkaloids. *EFSA Journal*, 9(6), 2197. Kaur C., et al. (2014). Bioactive compounds in eggplant. *Food Chemistry*, 148, 325-331. |
Bibliografia relativa a proprietà e indicazioni| Gürbüz N, Uluişik S, Frary A, Frary A, Doğanlar S, Health benefits and bioactive compounds of eggplant, Food Chemistry, 2018Singh AP, Luthria D, Wilson T, Vorsa N, Singh V, Banuelos GS, Pasakdee S, Polyphenols content and antioxidant capacity of eggplant pulp, Food Chemistry, 2009Plazas M, Andújar I, Vilanova S, Hurtado M, Gramazio P, Herraiz FJ, Prohens J, Breeding for chlorogenic acid content in eggplant, Food Chemistry, 2013Kwon YI, Apostolidis E, Shetty K, Inhibitory potential of wine and tea against alpha amylase and alpha glucosidase for management of hyperglycemia linked to type 2 diabetes, Journal of Food Biochemistry, 2008European Food Safety Authority, Scientific opinion on glycoalkaloids in food and feed, EFSA Journal, 2020 |
Bibliografia relativa a estratti e integratori| Plazas M., Andújar I., Vilanova S., Hurtado M., Gramazio P., Herraiz F.J., Prohens J., Breeding for Chlorogenic Acid Content in Eggplant, 2013 Singh A.P., Luthria D., Wilson T., Vorsa N., Singh V., Banuelos G.S., Pasakdee S., Polyphenols Content and Antioxidant Capacity of Eggplant Pulp, 2009 Noda Y., Kneyuki T., Igarashi K., Mori A., Packer L., Antioxidant Activity of Nasunin in Eggplant Peel, 2000 Stommel J.R., Whitaker B.D., Phenolic Acid Content and Composition of Eggplant Fruit, 2003 Concellón A., Zaro M.J., Chaves A.R., Vicente A.R., Changes in Quality and Phenolic Antioxidants in Eggplant Fruit, 2012 |
Bibliografia relativa a tisane e composizioni| Plazas M., Andújar I., Vilanova S., Hurtado M., Gramazio P., Herraiz F.J., Prohens J., Breeding for Chlorogenic Acid Content in Eggplant, 2013 Singh A.P., Luthria D., Wilson T., Vorsa N., Singh V., Banuelos G.S., Pasakdee S., Polyphenols Content and Antioxidant Capacity of Eggplant Pulp, 2009 Noda Y., Kneyuki T., Igarashi K., Mori A., Packer L., Antioxidant Activity of Nasunin in Eggplant Peel, 2000 Stommel J.R., Whitaker B.D., Phenolic Acid Content and Composition of Eggplant Fruit, 2003 Concellón A., Zaro M.J., Chaves A.R., Vicente A.R., Changes in Quality and Phenolic Antioxidants in Eggplant Fruit, 2012 |
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