USO ALIMENTARE...| Vanilla planifolia Jacks. ex Andrews è una delle principali specie utilizzate a livello globale per la produzione di vaniglia naturale, impiegata soprattutto come aromatizzante in ambito culinario. La parte utilizzata è il baccello fermentato ed essiccato, ricco di vanillina e di numerosi composti aromatici secondari che contribuiscono a un profilo organolettico complesso e persistente.
L’uso più classico riguarda la preparazione di dolci e dessert, dove i semi contenuti nel baccello vengono estratti e incorporati direttamente in creme, gelati, budini e prodotti da forno. Il baccello stesso può essere utilizzato per infusione in liquidi come latte e panna, rilasciando progressivamente le sostanze aromatiche liposolubili e idrosolubili.
In ambito industriale e domestico è largamente impiegato l’estratto di vaniglia, ottenuto per macerazione dei baccelli in soluzione idroalcolica. Questo consente una standardizzazione dell’aroma e una maggiore praticità d’uso in preparazioni come impasti, bevande e prodotti dolciari complessi.
La vaniglia trova applicazione anche in preparazioni salate di alta cucina, in particolare in abbinamento con crostacei, carni bianche e salse, dove viene utilizzata in quantità molto ridotte per apportare note aromatiche calde e dolci che bilanciano componenti sapide o acide.
Dal punto di vista tecnologico alimentare, la vaniglia svolge anche un ruolo sinergico nell’esaltazione del sapore, contribuendo alla percezione di dolcezza e alla rotondità aromatica senza aggiunta di zuccheri. Questo effetto è sfruttato sia nella cucina tradizionale sia nella formulazione di prodotti alimentari industriali.
Infine, la qualità culinaria della vaniglia dipende in modo significativo dalla varietà botanica, dal terroir e soprattutto dal processo di cura e fermentazione dei baccelli, che determina la formazione dei principali composti aromatici e quindi il valore gastronomico del prodotto finale. |
Vedi anche Ricette con erbe officinali e
Ricette vegetariane
APPROFONDIMENTO SU PIANTE PER LE DISFUNZIONI SESSUALI...
| PIANTE PER LE DISFUNZIONI SESSUALI
Ma cos'è un afrodisiaco?...
A questa domanda, secondo una ricerca condotta in Francia nel 1990, la maggior parte degli uomini ha risposto che le sostanze afrodisiache servono ad aumentare la perfomance sessuale, mentre per la maggior parte delle donne servono ad aumentare il desiderio. Qualcuno infine pensa che aumentino il piacere. Anche se differenti, ciò che accomuna queste risposte è la ricerca del plus jouir. La pianta ideale per il suo potere afrodisiaco sarebbe quindi quella in grado di favorire il ciclo dell'amore: desiderio, seduzione e realizzazione del piacere. Il desiderio, ad esempio, è risvegliato in noi attraverso i sensi, e l'olfatto indubbiamente gioca un ruolo molto importante. Molte sostanze, da sempre considerate come afrodisiache, lo sono innanzitutto per il loro odore: pepe, tabacco, vaniglia, ylang-ylang, zenzero, zafferano, vetiver, cannella, geranio.
Fra le piante che sono considerate afrodisiache per eccellenza meritano di essere segnalate: Eleuterococco, Damiana, Ginseng, Catuaba, Suma, Epimedium, Salvia, Rosmarino, Santoreggia, Menta, Guaranà, Tribolo, Zenzero, ecc.
Per l'azione antiastenica, infine, si ricordano: alghe (Fucus, Laminarie), bevande eccitanti (Caffè, Tè, Mate), bevande toniche come la Rosa cherokee, cereali, frutta fresca, frutta secca, verdure (Carota, Cicoria, Crescione, Spinaci) ecc. La fitoterapia pertanto, anche se non in chiave miracolistica, può offrire un valido ausilio, con un miglioramento notevole dei sintomi, soprattutto se inserita in una strategia di trattamento più generale. Le piante da sole infatti non sono in grado di migliorare la sessualità di una coppia che ha occultato la propria seduzione o che, comunque, non riesce più a comunicare: per entrare nel ciclo del piacere, infatti, bisogna poter comunicare".
Ma ora classifichiamo le piante afrodisiache in:
a) afrodisiaci spinali sacrali, quando stimolano il centro parasimpatico sacrale che controlla il meccanismo dell'erezione (Damiana, Ginseng, Yohimbehe, Noce vomica);
b) afrodisiaci riflessogeni genito-urinari, quando agiscono con azione irritante delle vie urinarie e genitali che, per riflesso, esercitano una esaltazione del centro dell'erezione (Echinacea);
c) afrodisiaci encefalici o psicogeni, quando agiscono sui centri nervosi encafalici provocando lo stimolo dell'appetito sessuale (gli eccitanti del sistema nervoso centrale).
Gli anafrodisiaci che, invece, calmano un appetito sessuale troppo intenso ed eccessivo, sintomo anch'esso di squilibrio della sfera sessuale, sono: Salice bianco, Ninfea, Luppolo e Lattuga virosa.
[Tratto da:
[Enrica Campanini "Dizionario di fitoterapia e piante medicinali"]
[A.Y. Leung & S. Foster "Enciclopedia delle piante medicinali"]
[Marzio Pedretti "L'erborista moderno"] |
NOTE VARIE E STORICHE...| Vanilla planifolia Jacks. ex Andrews è originaria del Mesoamerica, in particolare delle regioni dell’attuale Messico, dove era già utilizzata dalle civiltà precolombiane come i Totonachi e successivamente dagli Aztechi, che la chiamavano “tlilxochitl”, ossia fiore nero, in riferimento al colore scuro dei baccelli dopo la fermentazione.
Uno degli aspetti storicamente più rilevanti è il legame con il cacao: gli Aztechi utilizzavano la vaniglia per aromatizzare una bevanda a base di cacao riservata alle élite, contribuendo a uno dei primi esempi documentati di sinergia aromatica tra ingredienti vegetali.
Per lungo tempo la coltivazione della vaniglia al di fuori del Messico fu limitata dall’assenza dei suoi impollinatori naturali, in particolare api del genere Melipona; la svolta avvenne nel 1841 quando Edmond Albius, uno schiavo dell’isola di Réunion, sviluppò un metodo manuale di impollinazione che rese possibile la diffusione globale della coltura.
La produzione della vaniglia richiede un processo post-raccolta complesso noto come “cura”, che include fasi di scottatura, sudorazione, essiccazione e maturazione, durante le quali avviene la trasformazione enzimatica dei glucosidi in vanillina e altri composti aromatici.
Nonostante la diffusione della vanillina sintetica nel XX secolo, la vaniglia naturale continua a essere considerata superiore dal punto di vista sensoriale per la presenza di centinaia di composti volatili che determinano un aroma più ricco e stratificato.
La vaniglia è una delle spezie più costose al mondo dopo lo zafferano, a causa dell’elevata intensità di lavoro richiesta per l’impollinazione manuale e la lavorazione dei baccelli, oltre alla vulnerabilità della coltura a condizioni climatiche e fitosanitarie.
Nel corso della storia, la vaniglia ha assunto anche un valore simbolico associato al lusso e all’esotismo, entrando progressivamente nella cultura gastronomica europea dopo l’introduzione da parte degli spagnoli nel XVI secolo.
Il nome Vaniglia deriva dallo spagnolo e significa 'piccola vagina' per la forma del frutto. Speciali manipolazioni e fermentazioni dei frutti freschi (non profumati) favoriscono la formazione delle sostanze odorose (in 4 o 5 mesi). La Vaniglia più pregiata, quella messicana, è ricoperta all'esterno da cristallini aghiformi e brillanti. La Vanillina sintetica viene usata spesso al posto di quella naturale ma il suo potere aromatizzante è di solo 0 -07 volte rispetto a quest'ultima, anche la sola vanillina [che ha un basso costo rispetto ai baccelli di Vaniglia] senza i composti secondari non riesce a riprodurre l'inimitabile aroma tanto è vero che gli estratti di Vaniglia vengono regolarmente adulterati e non esiste ancora un metodo semplice per determinare l'autenticità dell´estratto. |
Ricerche di articoli scientifici su Vanilla planifolia Jacks. ex Andrews
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